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Arsenico e vecchi trucchetti

Arsenico e vecchi trucchetti

Tarquinia ed ENEL finiscono sotto la lente di ingrandimento de Il Fatto Quotidiano.

L’interesse del coraggioso quotidiano nazionale arriva per la denuncia partita non più tardi di un mese fa da #Terzastrada, circa la mancata pubblicazione dei dati riguardanti il monitoraggio delle concentrazioni di alcuni metalli pesanti nei suoli del Comune di Tarquinia: un mistero che coinvolge lo stesso Comune, il gigante dell’energia elettrica ENEL ed il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA).

Questi dati servirebbero (o sarebbero serviti?) ad escludere l’ipotesi del progressivo accumulo di metalli pesanti nel suolo. Se anche tali terreni avessero infatti un elevato contenuto in metalli per motivi di natura geologica, veder crescere gli stessi livelli di anno in anno sarebbe un effetto facilmente correlabile all’attività della centrale a carbone.

I lettori di #Terzastrada hanno infatti imparato che il carbon fossile contiene numerosi metalli pesanti, dal mercurio all’arsenico, alcuni dei quali radioattivi, come l’uranio o il torio. Il termine “pesanti” descrive l’elevato peso atomico di questi elementi (Ricordate? Con l’Uranio si realizzano i proiettili perforanti per l’artiglieria anticarro!).

Come è facile immaginare, elementi così pesanti tendono a precipitare al suolo ed a contaminarlo, per fenomeni di fallout.

Le centraline ARPA e quelle dell’Osservatorio Ambientale, che monitorano la qualità dell’aria, non sono provviste della tecnologia necessaria a rilevare questi elementi. Sarebbe tra l’altro poco logico monitorarne i livelli nell’aria, risultando molto più interessanti le concentrazioni nel terreno, ove essi tendono ad accumularsi nel tempo.

Il terreno di Tarquinia sarebbe per sua natura già ricco di metalli pesanti? Una scusa infantile.

Proprio per farsi un’idea del contenuto “naturale” in metalli pesanti dei suoli della turrita cittadina viterbese, l’accordo tra Enel, Amministrazione Comunale e CRA comprende l’esecuzione di una campagna di campionamento da effettuarsi prima dell’entrata in funzione della centrale, avvenuta nel 2009. Si sarebbero così definiti i valori di fondo del terreno, da usare come valori di partenza, con i quali confrontare quelli successivi all’inizio dell’esercizio dell’impianto.

Il problema quindi è: le concentrazioni di metalli pesanti vanno crescendo di anno in anno, rispetto ai valori del 2009?

Proprio a questa domanda si cerca risposta nei dati in questione. Ma i dati non sono fin qui stati pubblicati.

Si ipotizza che la pubblicazione dei dati del monitoraggio sia vincolata all’autorizzazione di Enel. Che sia allora quest’ultima ad opporsi alla pubblicazione?

A suo tempo vi avevamo anche riportato che due deputati del Movimento 5 Stelle, Alberto Zolezzi (Commissione Ambiente) e Massimiliano Bernini (Commissione Agricoltura) avevano fatto visita al CRA ed al Comune di Tarquinia per chiedere delucidazioni sulla faccenda e che gli stessi avevano inoltrato una interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente.

La risposta del Ministero è stata lapidaria: il CRA starebbe “validando” i dati e, a tempo debito, il Comune di Tarquinia sarà tempestivamente informato sui risultati. Campa cavallo… (ma se bruca da quelle parti, il nostro amico equino potrebbe non campar poi tanto).

Per nulla preoccupato del ritardo giurassico nella pubblicazione dei dati, il Sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola, nel corso di una recente intervista, si avventurava in una temeraria acrobazia oratoria chiedendo “di verificare con maggiore attenzione anche lo stato dell’agricoltura locale che a suo avviso è causa di maggiori danni alla salute dei cittadini del suo comune e dei comuni limitrofi per l’utilizzo di pesticidi rispetto alla centrale a carbone”.

Nessun problema con ENEL e CRA. Messo alle strette il sindaco se la prende con gli agricoltori…

Il sindaco ricorda però che esiste una legge specifica (la 152/06) che regola le concentrazioni limite per terreni adibiti ad attività agricole?

A prescindere che la colpa sia di Enel, dei pesticidi o della Fata Turchina, il punto è conoscere i dati, dal momento che se i valori sono fuori norma i prodotti agricoli non devono essere distribuiti (sappiamo bene che questa non è una decisione indolore, ma ignorare il problema non può rappresentare una soluzione alternativa). E’ d’altra parte legittimo sospettare che il nostro amministratore locale non giochi a fare “melina” con questo argomento spinoso per tutelare gli interessi degli agricoltori locali. Anzi, lo stesso Mazzola sembra usare questi ultimi come comodo capro espiatorio per possibili colpe altrui.

Il sindaco sa che la totalità delle pubblicazioni scientifiche esistenti convengono sul fatto che la combustione del carbone sia la prima sorgente non naturale di emissione di arsenico?

Quali fonti scientifiche lo spingono allora a formulare l’ipotesi dei pesticidi?

 Se realmente si stanno accumulando metalli pesanti nel terreno delle nostre campagne, gli effetti sulla salute saranno evidenti nei prossimi anni e l’epidemiologia, che studia la frequenza delle malattie, rivelerà il fenomeno in un arco temporale stimabile in almeno 5-10 anni (a patto che si effettuino delle campagne di studio sistematico). Troppo tardi.

Misurare il fenomeno chimico-fisico dell’accumulo dei metalli è invece una metodica di analisi in tempo reale. Si possono così prevenire migliaia di morti, cambiando la storia di chi è altrimenti condannato alla sofferenza ed all’invalidità se non addirittura alla morte.

La pubblicazione dei dati potrebbe evitare che l’Etruria diventi una nuova Taranto, dove un malinteso senso dello sviluppo e della tutela occupazionale hanno devastato per decenni una terra e per generazioni un popolo.

E voi cosa dite? Vedremo mai questi dati?

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

Fulvio Floccari
Written by Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

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