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Costa Concordia: una Malagrotta galleggiante

A fronte di un miracolo tecnico, si rischia il disastro politico

Finalmente il profilo sommerso del relitto della Costa Concordia è ritornato a vedere la luce del sole.

L’Italia, rassegnata ad un’immagine internazionale da operetta, gioisce e si pavoneggia per la riuscita del progetto di rotazione della nave. La splendida isola del Giglio già pregusta il giorno in cui vedrà trainare all’orizzonte la bara insepolta dell’ennesima vittima della superficialità italiota.

Ma quella bara non è vuota. Insieme ai corpi delle due vittime ancora disperse, il malconcio scafo d’acciaio contiene una intera discarica putrida.

Un carico di migliaia di tonnellate di plastica, rifiuti organici in decomposizione, salamoie di metalli pesanti ed idrocarburi attende un cantiere che si avventuri in un opera mai compiuta: la bonifica di una Malagrotta galleggiante.

E quando si sarà trovata la modalità tecnica per entrare nella nave ed iniziarne la bonifica, occorrerà individuare un titanico percorso di smaltimento di una mole enorme di rifiuti speciali. Un passaggio delicato questo, non solo sotto il profilo tecnico ed ecologico, ma anche sotto quello criminale, perché rischia di rappresentare un colossale affare per le mafie in una Regione in perenne emergenza rifiuti.

Venti mesi sono passati dalla disgrazia. E mentre il Consorzio Titan-Micoperi ha pazientemente e scrupolosamente pianificato tutti i passaggi necessari al recupero dello scafo sino allo stadio attuale, la politica ha, come spesso accade, indugiato in personalismi, secondi fini, calcoli di interesse. Nulla è stato programmato.

Anziché identificare un bacino capace di gestire la bomba ecologica in sicurezza, le diverse amministrazioni locali hanno pensato unicamente a coltivare i rispettivi bacini elettorali.

La forza di un politico capace, in questi frangenti, dovrebbe misurarsi nella capacità di pianificazione, nella rapidità di esecuzione dei passaggi necessari a garantire alla Comunità non solo qualche posto di lavoro in più, ma la salubrità dell’ambiente e la sicurezza degli stessi lavoratori.

Ormeggiare una bara insepolta ad un molo, come fosse una normale nave da crociera, senza un piano, né un crono-programma, è una idea folle, figlia dello stesso atteggiamento che ha portato lo scafo a rompersi contro le Scole. Nasconde lo stesso pressapochismo, professa la stessa logica del “navigare a vista” che abbiamo già così pesantemente subito.

Decidere di accaparrarsi ad ogni costo il relitto, salvo poi far leva proprio sull’ennesima emergenza ambientale che si trascinerà così in porto, per ottenere i fondi necessari a realizzare le infrastrutture che non abbiamo, è il presupposto naturale di una nuova disavventura all’italiana.

 

Foto di Fulvio Floccari©

Autore: TerzaStrada

La voce di chi sa che la forza degli uomini liberi sta nel pensiero e nella parola.

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TerzaStrada
Written by TerzaStrada

La voce di chi sa che la forza degli uomini liberi sta nel pensiero e nella parola.

6 Comment responses

  1. Avatar
    settembre 18, 2013

    Sante parole. Nessuno ricorda mai che quell’incidente ha causato 40 vittime di cui 2 ancora dispersi..si stanno scannando per motivi elettorali come gli scrutatori in bianco rosso e verdone con la vecchia morta in cabina.

    Ci tengo anche a ricordare il modo in cui è stata smaltita la Moby Prince (sepolta dalla camorra nel casertano pezzo dopo pezzo).

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  2. Avatar
    settembre 19, 2013

    Benvenuti ad entrambi.
    Conosciamo tutti la tragedia della Moby Prince, ma credo che in pochi sappiano qualcosa del destino del relitto.
    Un invito a Pierluigi a collaborare col sito, aiutandoci ad approfondire questo tema.
    Perché, parafrasando Antonio Gramsci, la storia è un’ ottima insegnante, ma ha alunni distratti.

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    • Avatar
      settembre 19, 2013

      Grazie! Ready anytime, postato sopra qualche link utile

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  3. Avatar
    settembre 19, 2013

    benvenuti e grazie per i contributi!

    Reply

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