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#terzapoesia: Ho visto un Re

#terzapoesia: Ho visto un Re

Lontane le grida che disturbavano non poco,
alimentavano il fuoco acceso al di fuori
scaldando e inveendo con chi gozzovigliava all’interno,
pasti frugali nel carniere scarno degli accampati
lontana metafora di chi all’interno non ne raccoglieva le briciole,
veder cosa avveniva sommessamente era chimera
la musica a festa ne strappava ogni lembo di quel vociare.

Sturbato e infastidito il reggente avanzava,
smuoveva le imposte per ascoltar da dove proveniva
quel frastuono che disturbava il lauto pasto,
accecato dall’esser vivi ottenne
nell’inconsistenza dello sguardo,
l’alba sorgeva al di fuori delle incomprensioni
le stesse che avevan fatto tracollare la sua effimera convinzione.

 Ho visto un re…. Che si scalda ora del furore del popolo sovrano.

Ne abbiamo visti tanti di re, spodestati e ritornati, osannati e decaduti, poveri ma belli, ricchi e invidiosi, ma soprattutto che non ascoltavano nessuno se non le tasche piene. E’ un decennio che si urla a perdifiato, nell’incertezza di un momento che non da alibi ma dispersioni; servirebbe solo la coerenza!

Parola malsana coerenza che rimane indigesta a tanti se non a tutti, con alleanze che vanno oltre il compreso e che alla fine portano sempre alle stesse conclusioni: popolo sovrano, decisioni per pochi.

Se ne vivesse l’attimo finale nella mente di quel momento, le scelte forse non sarebbero poi cosi decise e inoculate, con la fame di essere e cene luculliane ridotte ai minimi se non al nulla.

Alla fine tutto ha un senso, protrarre la cinghia sui calzoni a brandelli alimenta solo la fame, in chi miseramente ne è il protagonista e la vittima sacrificale; serve una svolta, senza slogan o dietrologie, per portare di nuovo il popolo ad esser sovrano. di scelte che gli appartengono.

I spettatori indifesi di una volta, nell’ignoranza generazionale o nel falso benessere mostrato, sono quest’oggi i carnefici di una casta senza senso, o almeno hanno il potere di farlo.

Ragionar con la testa propria, senza i compromessi che hanno delineato la fine di una città, questo deve essere. Allontanando fantasmi o menestrelli e solcando strade, che non siano parallele al passato bensì per il futuro: il nostro.

Non se ne viveva di quelle scelte, assuefatti dalla diceria del troppo complicato o del comodo che era, ma da ora se ne deve assaggiare una fetta lontano da promesse mai mantenute, o da un futuro roseo prospettato che mai è giunto.

La città vive nella stanchezza, con la povertà delle condizioni e culturale da far rabbrividire: Ribelliamoci usando la testa, almeno questa volta!!!!!

 

Alla fine HO VISTO UN RE… CHE SI SCALDA DEL FURORE DEL POPOLO SOVRANO.

 

Foto di Enrico Paravani ©

Maurizio Spreghini
Written by Maurizio Spreghini

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