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Il cacciatore di tempeste

Il cacciatore di tempeste

Da alcuni anni, l’evoluzione mondiale che ha interessato la condivisione dei media, ha consentito a tutti di apprezzare gli affascinanti reportages dedicati ai tornados che ogni anno devastano le immense pianure americane. Numerosi fotografi e filmakers inseguono questi colossali fenomeni meteorologici, correndo al dire il vero qualche rischio, per ricavarne immagini davvero spettacolari che suscitano sempre grande interesse. Mitch Dobrowner è un famosissimo cacciatore di tempeste, forse il migliore. Ma i suoi paesaggi meritano una particolare attenzione perché sono accomunati da una poetica di fondo che trascende la mera registrazione artistica dell’evento.

Nato nel 1955 a New York dove ha studiato al New York Institute of Technology, insignito nel 2012 del prestigioso titolo di “Photographer of the year”, ha raccolto negli anni delle immagini davvero strepitose che hanno fatto il giro del mondo, grazie anche al notevole risalto dato di recente dal National Geographic. Distinguendosi da altri colleghi Dobrowner ha vinto la difficile scommessa di ottenere effetti superlativi con immagini totalmente in bianco e nero. In verità, per esaltare la drammaticità di questi scenari catastrofici, ricorre ad un robusto, quasi eccessivo lavoro di post-produzione in cui il contrasto viene spinto davvero ai limiti. Si può apprezzare o meno il ricorso a questo genere di forzature ma il suo lavoro in tal senso è legittimato appieno dall’effetto finale che lascia senza fiato. Non c’è nessun dubbio che l’autore abbia ottenuto il massimo dai suoi prodigiosi spostamenti e appostamenti, per un totale di circa 65.000 km, per trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto, cogliendo attimi di luce irripetibili e situazioni uniche. Così come non si può sottovalutare la bellezza assoluta di scatti certo ben confezionati ma supportati già durante la fase di preparazione da una grande sensibilità estetica e da una certa accuratezza compositiva.

Trovo ancora più interessanti, a dire la verità, gli altri paesaggi presenti sul suo web-site, dove l’occhio si fa distrarre molto meno dall’inquietudine che suscitano sempre le trombe d’aria e si può soffermare con maggiore riflessività sulla magia offerta da locations aride e selvagge. Ammiratore, come tanti paesaggisti, di Adams, ha sviluppato una personale estetica che si colloca a metà tra la fulgida attenzione ai dettagli tipica del maestro del bianco e nero e l’energica espressività chiaroscurale di Michael Kenna. Scatti fortemente definiti, incisi, profondi che conferiscono un vibrante senso di “presenza” a paesaggi desolanti dalle atmosfere lunari. Come Kenna effettua una energica saturazione delle ombre fino ad ottenere degli effetti surreali molto coinvolgenti. Dobrowner crea dei paesaggi “altri” che risultano completamente decontestualizzati dal loro ambiente: totem naturali silenziosi, sculture rocciose senza tempo, distese lapidee oceaniche e contorte. Trova la faccia nascosta e silente della Terra di cui coglie l’alienante testimonianza.

Dobrowner, nonostante le apparenze, va alla ricerca di un contatto scioccante con la natura più dal punto di vista psicologico che visivo. Per farlo sceglie due situazioni contraddittorie: da un lato la fugace e violenta vitalità di una tromba d’aria, che si genera e sparisce nel nulla in pochi minuti, vera devastazione gassosa che si avviluppa al di sopra delle impassibili rocciosità della superficie terrestre; dall’altro la fissità sconcertante di solidissimi paesaggi millenari che sembrano incuranti del sovrastante, lento fluttuare dell’aria reso talvolta ancora più impalpabile dalle lunghe pose fotografiche scelte dal fotografo per impastare gli effetti dinamici delle nuvole. Due punti di vista agli antipodi finalizzati allo sviluppo della medesima indagine sul rapporto dell’uomo con la natura, evidentemente subordinato: una analisi resa davvero completa con la bellissima gallery “URBAN” dove coglie cenni di presenza umana nelle sparute architetture disperse nell’immensità della natura, come fossero risibili incidenti di percorso su questa Madre Terra che reclama un rispetto dovuto. Un rispetto al quale Dobrowner ci richiama brutalmente e senza fronzoli.

Michele Galice

Autore: Michele Galice

Figlio di pittori, architetto, fotografo, mangiatore d'arte bulimico, intollerante al glutine, ai crostacei e alla mediocrità umana.

Michele Galice
Written by Michele Galice

Figlio di pittori, architetto, fotografo, mangiatore d'arte bulimico, intollerante al glutine, ai crostacei e alla mediocrità umana.

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