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Indign-azioni

Indign-azioni

Indignarsi non basta, recita un vecchio, ma sempre attuale, detto.

Indignazione, sembra sia diventata la parolina magica che risolve tutte le questioni, morali o no, che ci si presentano di fronte, un po’ come le quattro frecce dell’auto, le accendi e puoi anche parcheggiare in terza fila davanti ad una rampa per disabili.

Ci indigniamo per tutto, per il caro prezzi, per la malasanità, per i beni archeologici abbandonati, per gli abusi della Pubblica Amministrazione, per gli abusi dei privati, per la salvaguardia del cardellino pezzato delle isole sperdute dell’Oceano Indiano. È bastato il pensiero sbandierato di un arzillo novantenne, Stéphane Hessel, a scatenare le  piazze, a creare indignazione profonda, vecchi e giovani accomunati dalla stessa rabbia, composta, ma arrabbiata.

Spagna, Francia, Usa, tutti in piazza a celebrare la protesta globale che mancava dai tempi del G8 di Genova.

Poi?

Poi, come al solito, eccoci qui a piangere di nuovo morti innocenti, sommersi da tonnellate di fango, connazionali e non, che perdono la vita a causa “di eventi imponderabili”. Filippine prima, Usa poi, ed ora tocca a noi, la Sardegna in ginocchio: ponti crollati, strade allagate, fiumi esondati, terrapieni devastati e morti, morti dei quali, come sempre, nessuno si prenderà mai alcuna responsabilità.

Si dice da anni ormai che siamo il 99%, quella “piccola”  percentuale che non ha voce in capitolo nelle scelte economiche di una società (per azioni) drogata dall’interno, affamata di profitto, assuefatta dall’avere ad ogni costo.

Ma noi continuiamo ad indignarci, continuiamo a dire NO ad alta voce, a fare catene umane, a scendere nelle piazze mentre c’è chi “scende in campo” e decide del futuro altrui con una semplice cena.

Forse sarebbe il caso di indirizzare seriamente l’indignazione su Azioni Concrete, non basta più dire soltanto No, la sordità delle Istituzioni, nell’ascoltare e far proprie le rimostranze del 99%, ormai è cronica, meglio allora agire per proprio conto a favore del bene comune.

Episodi (non più sporadici) come la tragedia che ha investito la Sardegna ci devono spronare, nessuno dei nostri governanti ha più a cuore il Paese come risorsa naturale, nessuno pensa più al territorio se non le associazioni e i movimenti, e questo è un elemento di indiscutibile vitalità soprattutto per la nostra atavica tendenza all’egoismo sfrenato.

Il problema sorge nel trovare l’agenda comune per i movimenti stessi, nel rincorrere il grillo di turno abbiamo visto tutti (e continuiamo a vedere) che non è la strada giusta da percorrere, e allora le questioni basilari del cittadino quali tutela dell’ambiente, l’acqua pubblica, l’inquinamento atmosferico, l’uso coscienzioso delle risorse economiche, la questione energetica, la viabilità, la scuola, dovrebbero essere prese in mano da “Persone” che hanno a cuore il problema collettivo e non da chi ha come riferimento questo o quell’altro potere forte (la storiaccia dell’Ilva di Taranto insegna).

Sarebbe il caso che i movimenti e le associazioni tornassero prepotentemente ad essere protagonisti della politica in quanto titolari della sovranità (art.1 della Costituzione) e non lasciare il compito ai partiti (qualunque essi siano) di far e disfare a proprio piacimento.

Ci indigniamo ma dimentichiamo troppo spesso di rivendicare il nostro diritto inalienabile di parola, essere l’anima pensante e operante della polis, non più soltanto soggetti capaci di mettere unicamente croci su schede elettorali, per questo e molti altri motivi è necessario trovare il meccanismo di base che consenta ad ogni singolo soggetto in questione di sentirsi parte di un’idea alternativa, per sovvertire l’andamento devastante della Storia in corso.

Tocca ad ognuno di noi, nella tempesta del degrado dei valori e degli atteggiamenti che appestano il nostro presente, impegnarsi in prima persona, distaccando gli interessi personali da quelli collettivi, è lì che la vera rivoluzione culturale avrà compimento, o credete veramente che le alluvioni di questi giorni siano solo dovute al maltempo o che si muoia di cancro per i cibi coltivati con pesticidi?

Ri-Creare gli anticorpi interni per superare con un balzo l’immobilismo della tanto odiata politica del non fare, dello stallo messicano, dell’inciucio ad ogni costo, delle larghe intese, attraverso un’azione popolare degna di questo nome, che parta dal basso, coinvolgendo il nostro amico, il nostro vicino di casa, essere la goccia cinese per un sistema che, è il caso di dirlo, fa acqua da tutte le parti e nessuno prova a tappare la falla come si deve.

Tirare fuori l’orgoglio necessario per affermare e far proprio il valore che “lo Stato siamo noi”, i cittadini tutti, che la legalità è un valore e non un ostacolo.

Se il tutto non parte dal basso, non coltiveremo mai la speranza necessaria per difendere con le unghie e con i denti le ragioni del bene comune ed imporle anche alle forze politiche più sorde.

Siamo intelligenti, sappiamo argomentare con chiunque, abbiamo capacità di progettualità, mettiamo in campo forze comuni perché “nessun vento è favorevole, se il marinaio non sa dove andare” (Seneca).

Pensiamo con la nostra testa e non deleghiamo nessuno, la nostra responsabilità è il motore del nostro pensiero. In prima persona!

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: Enrico Paravani

Artigiano, produce tutto ciò che si ottiene dalla trasformazione del legno escluso barche e stuzzicadenti, blogger e fotografo per disperazione.

Enrico Paravani
Written by Enrico Paravani

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