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#TerzaPagina: Boris Vian, Lo Strappacuore

#TerzaPagina: Boris Vian, Lo Strappacuore

Boris Vian (Ville-d’Avray 10 marzo 1920 – Parigi 23 giugno 1959) è stato scrittore, drammaturgo, poeta, trombettista, traduttore francese nonché membro del Collegé de Pataphysique e dirigente del collegio jazzististico presso Philiphs.

“Non si resta perché si amano certe persone, si va via perché se ne detestano altre. Sono sempre le cose brutte che ci fanno agire. Siamo vigliacchi.”

In questo romanzo Vian ha dato totalmente sfogo alla sua irrefrenabile fantasia. Uno dei protagonisti principali è la lingua. Lo scrittore gioca senza sosta con giri di parole, sintassi, lessico, doppi sensi e calembour.

Il protagonista Giacomorto, nato privo di pregiudizio e preconcetti, è uno psicanalista freudiano ridotto a contenitore dei flussi di coscienza altrui ormai annientato.

Giacomorto giunge, in un insolito paese, per curare Clementina dall’opprimente amore per i suoi tremelli; Joel, Noel e Citroen. E’ una madre chioccia oppressiva e al tempo stesso distratta; si auto flagella, per punire la sua distrazione, facendo imputridire di proposito il suo cibo, lasciando il meglio per i figli e il marciume per sé convinta che soltanto così può dimostrare loro tutto il suo amore.

Nei momenti liberi, Giacomorto, esplora il paese e conosce i suoi abitanti. Entra in contatto con l’insensata sensatezza del luogo; i mesi si chiamano lugliembre o aprosto e si guardano bene dall’avere 31 giorni, le lumache blu se mangiate donano la capacità di volare, entra in contatto con la natura meravigliosa fatta di gardelie cremose e maggiangeli azzurri. A far da contraltare vi è la comunità locale che ha abitudini brutali; i ragazzini sono schiavi in mano agli adulti che ne possono fare quello che vogliono per poi buttarli via quando inservibili, gli anziani vengono venduti all’asta per pochi soldi per essere torturati dagli acquirenti, gli animali e gli uomini “difettosi” sono vittime di violenze inaudite, Dio è una specie di magnaccia dispensatore di favori al quale vengono richiesti solo beni materiali. Tutto questo è la normalità nessuno si pone domande, nessuno pensa che ci sia qualcosa di sbagliato a parte Giacomorto… Ma è un forestiero.

Questi usi hanno un prezzo. Questo prezzo ha un nome; La Glorìa. Giacomorto lo incontra di notte, nei pressi di un lago. La Glorìa è pagato per vergognarsi per le atrocità commesse dalla piccola comunità, è ricchissimo, ma non riesce a possedere nulla, nessuno accetta i suoi soldi perché accettarli significherebbe riconoscere la vergogna, parola che non può nemmeno essere pronunciata, e il primo che si vergogna di ciò che fa diventa La Glorìa.

Lo strappacuore non è altro che l’allegoria di una società avvelenata e velenosa che colpisce soltanto i deboli. E’ l’indagine psicologica di un mondo che ha perso totalmente i suoi sentimenti; un mondo stretto come un pulcino nel pugno, fino a spezzargli le ossa sottili e stritolato come un limone dal quale si fa colare il succo. Il pulcino diventa un grumo, una poltiglia stretta nel pugno dal quale cola sangue.

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: Elia Stella Perrone

Venditrice per necessità, divoratrice di libri per sopravvivenza, quasi improvvisattrice per sfida.

Elia Stella Perrone
Written by Elia Stella Perrone

Venditrice per necessità, divoratrice di libri per sopravvivenza, quasi improvvisattrice per sfida.

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