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#TerzaPagina: Fedor Dostoevskij, Le Memorie dal Sottosuolo

#TerzaPagina: Fedor Dostoevskij, Le Memorie dal Sottosuolo

Fedor Michajlovic Dostoevskij, ( Mosca 11 Novembre 1821 – San Pietroburgo 9 febbraio 1881) è stato scrittore e filosofo russo.

“Io sono una persona malata… Sono una persona cattiva. Io sono uno che non ha niente di attraente. Credo d’avere una malattia al fegato. Anche se d’altra parte non ci capisco un’acca della mia malattia, e non so che cosa precisamente ci sia di malato in me. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se la medicina e i dottori io li rispetto. Per di più sono anche superstizioso al massimo grado; o perlomeno quanto basta per rispettare la medicina. (Sono abbastanza istruito da non essere superstizioso, ma sono superstizioso). Nossignori, non mi voglio curare, e non lo voglio appunto per cattiveria. Ecco, forse questa cosa voialtri non vi degnerete di capirla. Be’ io invece la capisco. Ovviamente non so spiegarvi a chi di preciso intenda far dispetto in questo caso specifico, con la mia cattiveria; so benissimo che nemmeno ai dottori medesimi potrò in alcun modo” farla sporca”, col mio non andar da loro a curarmi; e so meglio di chicchessia che così sto danneggiando unicamente me stesso e nessun altro. Cionondimeno, se non mi curo è giustappunto per cattiveria. Il mio fegatuccio soffre? Bene, che soffra pure, e ancora di più!”

Così inizia Le memorie dal sottosuolo.

Il romanzo è diviso in due parti. La prima, il sottosuolo; è un monologo interiore del nostro protagonista, senza nome, in cui ci mostra la parte più recondita della sua anima, quella che tutti gli uomini hanno paura di toccare, di confessare a loro stessi e in cui sbeffeggia gli ideali ottimistici del suo tempo secondo lui irrealizzabili perché l’uomo ha un segreto bisogno di sofferenza legato alla sua “volontà” ed è disposto, pur di continuare ad alimentarla, anche a fare cose svantaggiose persino per se stesso, anche ad andare contro le leggi della natura per la quale 2×2=4 e alla quale oppone 2×2=5 come possibile conseguenza del trionfo della volontà individuale. Il suo dramma è l’essere troppo riflessivo troppo fermo a ricercare le cause delle sue azioni tanto da ridursi ad essere inattivo e trovarsi ad invidiare gli uomini di azione che raggiungono i loro obiettivi perché non interessati alle cause profonde del loro agire, riducendosi così schiavo dell’ignavia e della pigrizia

La seconda parte; a proposito della neve bagnata, è la confessione, in cui il protagonista del monologo, narra alcuni fatti aberranti architettati e compiuti da lui, per dar prova che anche una persona, come lui, istruita e ben educata, sia comunque cattiva e abietta. I fatti si volgono sedici anni prima rispetto al monologo precedente, qui il protagonista ha 24 anni, nella prima parte ne ha 40.
A quell’età, anche se già tormentato dai dubbi e senso di inadeguatezza, in particolare verso i suoi colleghi di lavoro, era un burocrate, verso i quali provava disprezzo ma anche un profondo senso di inferiorità per aspetto esteriore e intelligenza, si opponeva all’ignavia e cercava in tutti i modi di affermare la propria esistenza anche attraverso azioni abiette, infatti, sfogherà le sue frustrazioni su due persone ancora più svantaggiate e meno integrate di lui; la prostituta Liza e il suo servo Apollon ciò non gli impedisce di sentirsi comunque umiliato ed inferiore rispetto agli atteggiamenti di queste due persone.

Nei romanzi di Dostoevskij ricorre spesso l’idea della “doppiezza” dell’animo umano, dove contemporaneamente e vorticosamente nascono pulsioni e conflitti laceranti, perché totalmente opposti, le tensioni presenti sono esasperate al limite del delirio, Dostoevskij riesce a concretizzare e a dare forma, attraverso i suoi personaggi esagerati, a ciò di cui la filosofia ed in parte la psicanalisi teorizzano in maniera astratta. Per esprimere il suo pensiero si serve di una narrazione soggettiva, il narratore non è onnisciente, gli eventi sono filtrati dalla coscienza dei personaggi, infatti non sono spiegati cronologicamente, ciò che viene spiegato sono i passaggi psicologici. Fatti che hanno una durata cronologica breve sono dilatati perché seguono il tempo allucinato di chi li vive.

Tutti abbiamo un sottosuolo fetido e marcio, non tutti ne hanno memoria, perché spesso è difficile confessarlo anche a se stessi ed è vero che la consapevolezza è una malattia; “Vi giuro, signori, che aver consapevolezza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia. […] Infatti, il diretto, legittimo, immediato frutto della consapevolezza è l’inerzia, cioè il consapevole starsene a mani conserte”, perché più conosciamo la nostra parte oscura più ci tormentiamo, più ne abbiamo paura, più rischiamo di essere vittime dell’ignavia, ma se è vero che la volontà è la manifestazione della vita, la ragione è la manifestazione delle qualità umane. E’ bene conoscere e consapevolizzare il proprio sottosuolo per poi godere meglio e utilizzare pienamente ogni spiraglio di luce.

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: Elia Stella Perrone

Venditrice per necessità, divoratrice di libri per sopravvivenza, quasi improvvisattrice per sfida.

Elia Stella Perrone
Written by Elia Stella Perrone

Venditrice per necessità, divoratrice di libri per sopravvivenza, quasi improvvisattrice per sfida.

2 Comment responses

  1. Avatar
    gennaio 26, 2014

    …questo vuole dire “uccidere il padre”…

    Reply

  2. Avatar
    gennaio 28, 2014

    Caro Pantanelli, chi può capirti con la tua considerazione di natura Freudiana, con chi puoi parlare dell’ incontro della psicoanalisi con il Marxismo, chi ti può ricondurre al primo Parricidio operato da Platone nei confronti di Parmenide… sei poi ti vedrò con i new entry dei locali M5S ? State compiendo un nuovo parricidio della cultura.

    Reply

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