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La Maranello delle frottole

La Maranello delle frottole

Hanno lasciato da qualche giorno il porto di Livorno gli ultimi cassoni da installare sulla fiancata devastata della Costa Concordia.

Tra qualche settimana il relitto riprenderà a galleggiare e lascerà l’isola del Giglio.

Quale sarà il porto di destinazione del gigantesco cadavere galleggiante?

Duecento milioni è una cifra fuori mercato” dice il commissario alla Protezione Civile Franco Gabrielli, parlando della proposta giunta dall’Autorità Portuale di Civitavecchia.

Una verità che è un secchio d’acqua gelida sui facili entusiasmi e sugli annunci altisonanti della politica civitavecchiese.

Anche Piombino è fuori gioco: ancora lontana dal completare i dragaggi e con un bacino “di fantasia” (alla civitavecchiese).

E allora?

Il Commissario Gabrielli suggerisce: “Da 25 anni non smantelliamo navi. Oggi ci scandalizziamo dell’ipotesi Turchia ma è lì che mandiamo le nostre navi militari“. Fa riferimento al porto di Aliaga, di cui TS vi ha già parlato? Ma non è così semplice.

Problema numero 1: le navi a cui allude il Commissario raggiungono Aliaga con lo scafo relativamente intatto, e non dopo aver trascorso quasi tre anni sul fondo del mare. Il pericolo che la Concordia affondi pesa come un macigno sull’immagine di Costa e sul suo futuro commerciale. Troppo pericoloso.

E’ molto più probabile allora che si decida di trasportare il relitto della Concordia sino a Genova, con l’aiuto di un Vanguard (cioè una nave semisommergibile, già presa a noleggio da Costa da qualche settimana). Sorretto dalla nave madre, il rottame della nave da crociera raggiungerebbe un porto sicuro in soli 5 giorni di navigazione, contro le diverse settimane necessarie a raggiungere la Turchia.

Problema numero 2: il relitto della Concordia è sotto sequestro giudiziario. Tra i tanti motivi che possono prolungare la durata del sequestro c’è anche la possibile presenza a bordo dei corpi di passeggeri non registrati sul libro di bordo. Le ricerche degli eventuali corpi potrebbe richiedere settimane ed è impensabile condurle in un porto “particolare” come quello turco.

Problema numero 3: il relitto della Concordia è in atto classificato come “rifiuto”. La sua gestione deve avvenire pertanto nel rispetto dei principi di vicinanza e prossimità. Una volta effettuata una bonifica dello scafo, si potrebbe però riportarlo allo status di semplice relitto e gestirlo secondo consuetudine.

Quale soluzione allora?

La nave probabilmente effettuerà uno scalo transitorio in un porto italiano (probabilmente Genova) ove subirà le minime riparazioni necessarie a garantirne il galleggiamento, uscirà dal sequestro giudiziario e ripartirà per la Turchia.

Il mercato della demolizioni delle navi è un mondo in cui non si può entrare improvvisando. Occorrono i mezzi tecnici, il know how e manodopera a bassissimo costo (talmente basso da tagliare fuori a prescindere qualunque realtà italiana).

Costi bassi anche per la pressoché assoluta mancanza di tutele e garanzie ai lavoratori dei cantieri e per la scarsa attenzione nei confronti della protezione dell’ambiente: la demolizione navale è un affare da Terzo Mondo. Smaltire con tutti i crismi una nave di quelle dimensioni avrebbe costi esorbitanti, che gli armatori non vogliono sostenere.

Probabilmente la nave seguirà quindi il destino comune a tutte le sue sorelle più anziane.

Il porto di Aliaga, in Turchia, negli ultimi anni, ha visto arrivare, tra le altre:

  • La sorella minore della Concordia, Costa Allegra,
  • Il traghetto Moby Prince
  • La nave militare italiana Anteo
  • Il traghetto Tirrenia Aries
  • I traghetti FS Garibaldi, Gennargentu, Gallura, Rosalia, Sibari
  • I traghetti Siremar Scatto e Guizzo
  • Una serie interminabile di navi cargo.

Diverso invece l’ultimo porto, ma non il destino, per la motonave Tirrenia Nomentana, che è stata frequente ospite del porto di Civitavecchia, e che da qualche giorno è giunta in India, a Bhavanagar, per essere demolita.

La vicenda Concordia porta con sè a questo punto due nuovi naufragi:

  • quello dei soliti tromboni che hanno riempito per settimane le pagine dei media con le loro voci gonfie di sicumera, annunciando a più riprese l’arrivo del relitto in città (ovviamente grazie alla loro intercessione);
  • quello di certe lobby politico-affaristiche cittadine, che ci risulta si fossero precipitate qualche mese addietro alla Camera di Commercio, per aprire in tutta fretta la loro bella aziendina metalmeccanica nuova fiammante. Peccato: questa volta il loro affare d’oro sembra sfumato.

Foto di Fulvio Floccari©

Autore: Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

Fulvio Floccari
Written by Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

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