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Censasorte e Maruccio: affari in Comune

Censasorte e Maruccio: affari in Comune

Via Terme di Traiano 69 è un indirizzo che bolle.

Ci passiamo davanti ogni giorno facendo slalom tra gli storici crateri della strada: alcuni di noi lo ignorano, altri si fermano curiosiando, pochi sanno il motivo per cui quel cantiere vecchio di tre anni si trova ancora lì a secernere muffa.

La telenovela parte dall’abbattimento di un “manufatto” dalle cui ceneri sarebbero dovute fiorire delle villette poi rivelatesi palazzine. Nulla di eclatante nella città in cui pure la sabbietta del gatto è edificabile.

I problemi piovono sui lavori quando la magistratura apre un’inchiesta per la simpatica presenza di amianto “cicciato” fuori dalla demolizione del vecchio stabile. Il silenzio impera fino alla materializzazione della forestale di Tolfa che, il 3 dicembre 2010, appiccica un bel sigillo ai cancelli del cantiere.

Motivazione? Al momento dei fatti non viene divulgata una motivazione ufficiale di cotanto sigillo, nonostante la presenza di vari esposti sull’illegittimità dei permessi di costruzione diano una pennellata di certezza al caso: quelle palazzine non s’hanno da fare.

Tra la documentazione acquisita, nelle oscure stanze dell’urbanistica al comune, la forestale riesuma un certificato firmato dal dirigente all’urbanistica, l’architetto Massimo Piacentini, che annulla la precedente concessione (tecnicamente D.I.A.) per “assenza di autorizzazione paesaggistica”. A Face to Face, società che si occupa della fioritura delle palazzine al “civico 69”e all’ingegner-signor-delegato-comunale-alle-opere-strategiche nonché direttore dei lavori nel cantiere, Marco Censasorte, esce il fumo dalle ‘recchie e avviano un ricorso al Tar (4947/2011) per lo scippo dei permessi  precedentemente concessi.

Cosa racconta in parole secche il certificato?
“Il terreno è soggetto a vincolo di inedificabilità”. Traduzione: quelle palazzine non s’hanno da fare.

Il silenzio continua a montare sull’intera vicenda. La Regione Lazio chiede un resoconto pernicioso sul caso, ma il comune non risponde.

Saltiamo all’estate 2012, quando finalmente l’uccellino canta: Marco Censasorte, Claudio e Rosanna Gaballo, rispettivamente titolare e architetto della Face to Face, vengono rinviati a giudizio per abuso edilizio e per “illecito smaltimento di rifiuti speciali”. L’amianto fa danni anche da morto.

Il trio è in ottima compagnia: il rinvio a giudizio viene stampato anche sulla fronte dell’ex consigliere comunale Alessandro Maruccio, al quale viene donato un delizioso rinvio a giudizio per abuso di ufficio. Secondo quanto presentato dal sostituto procuratore Paolo Calabria, il consigliere votò una delibera in consiglio comunale che apponeva una variante al piano regolatore nel quale era presente anche il fazzoletto di terra in causa. E il voto di Maruccio fu il goal partita per l’approvazione della delibera. Roba che Totti je spiccia casa.

Ok! Ma perché il voto ha regalato a Maruccio un bel rinvio a giudizio per abuso d’ufficio?
Basta imitare le scimmie e arrampicarsi sul suo albero genealogico per scoprire che Rosanna e Claudio Gaballo sono zia e cuginetto del nostro voto-bomber. Da piccoli, lui e suo cugino giocavano agli abusi edilizi con i mattoncini lego?

Non è dato saperlo, comunque la legge è chiara:

“I componenti degli organi comunali e dei consigli circoscrizionali sono tenuti ad astenersi dal prendere parte alla discussione nonché alle deliberazioni riguardanti interessi propri nei confronti del comune e degli enti od aziende dipendenti o sottoposte alla sua amministrazione o vigilanza. Analoga astensione deve avvenire quando vi sia interesse di parenti od affini fino al quarto grado civile, o del coniuge, o si tratti di conferire impieghi ai medesimi. “

Niente affari di famiglia all’interno del comune… sì, pare vero.

Torniamo da Censasorte, che abbiamo lasciato con il rinvio a giudizio sul naso. Nella fondina detiene una richiesta particolarmente piccante indirizzata al comune: 480.000 euro di risarcimento per danni provocati dall’annullamento della concessione firmato da Piacentini. Vi do due minuti per riavervi dalla botta.

Petrelli Vs Mencarelli. A Piacentini subentra Federico Balzani e, subito dopo, Ermanno Mencarelli, che scatena le ire di Vittorio Petrelli consegnando una relazione non chiara e non documentata al collegio giudicante che la richiede per fare luce su tutta la telenovela. Petrelli tuona: il documento del nuovo dirigente all’urbanistica prende a capocciate le precedenti decisioni del comune, che con il Det. Dir. n.798 del 28.03.2011 annullava la concessione a costruire.
La relazione mencarelliana favorirebbe la vittoria di Face to Face.

Riassumendo: Mencarelli ha toppato e rischia di far sborsare al comune 480.000 euro per acquietare un delegato processato per abuso edilizio. Soldi che, se tutto va bene per Censasorte e tutto va male per noi, usciranno dalle saccocce civitavecchiesi. Gioia e gaudio.

Intanto Tidei sdelega Censasorte seguendo la regola del “rinvio a giudizio”, ovvero “chi è chiamato a rispondere in un processo non può amministrare la città”. Però rimane un bravo ragazzo, eh… allora faccio finta!

Arriviamo ad oggi, sei giorni fa si è aperta la fase dibattimentale del processo che vede imputato il quartetto Censasorte, Maruccio, Gaballo uno e due.

Contestualmente al processo, il ricorso al Tar presentato da Censasorte&Friends va avanti, quindi viaggiamo su un doppio binario: amministrativo e penale. Amministrativo per la concessione revocata agli stessi che bazzicano il binario penale per abusi edilizi. Più Maruccio e la sua specialissima accusa per abuso d’ufficio.

Mentre si decidono le sorti dei protagonisti di questa telenovela civitavecchiese, al “civico 69” c’è un enorme buco che aspetta di essere riempito, magari con un po’ di sana legalità.

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: TerzaStrada

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