Open top menu
Fuoco e fiamme

Fuoco e fiamme

Scene del genere non mancano mai nell’informazione videocratica quotidiana: una folla apparentemente spaesata, fuoco e fiamme, manifestanti in fuga, un uomo sanguinante soccorso e portato in braccio.

Di solito te le mandano in onda all’ora di cena, contribuendo non poco ad accentuare il tuo già smisurato senso di colpa, che si era già andato a ingrossare durante tutta la giornata.

Tra un boccone di arrosto misto e un sorso di vino, cerchi di capire da dove vengono queste scene drammatiche commentate con la solita voce gracchiante, del solito inviato speciale, che si trova nel solito albergo, a ridosso della solita piazza, dove da giorni la gente arrabbiata è scesa  e dove le forze dell’ordine governative stanno facendo “carne da macello” dei manifestanti!

Guardi il “sottopancia” del servizio giornalistico in questione e leggi Kiev! Oddio Kiev dove si trova?

Atlante in resta e inizi la ricerca (i telefonini-smartphone-tablet e altre diavolerie similari a tavola sono bandite!) la Kappa sull’indice dove si trova? Prima o dopo la Elle?

Alla fine la trovi: Kiev è la capitale e la maggiore città dell’Ucraina. Conta 2,6 milioni di abitanti, anche se il grande numero d’immigrati interni non registrati può probabilmente portare la cifra a circa 4 milioni!

Quindi tutto ‘sto casino sta avvenendo in Ucraina? E da quanto tempo? Perché? Chi l’ha fatto scoppiare?

Cerchi informazioni, cerchi di capire, intanto le immagini scorrono impietose, hanno deciso di mandarti di traverso la cena. Imperterrito non cambi canale, il giornalista di turno avverte che dopo il Tg ci sarà l’approfondimento serale con ospiti in studio per cercare di comprendere nel dettaglio la situazione del paese in questione.

T’ingozzi mezzo arrosto tutto di un fiato, scoli il fondo della bottiglia “a canna” e sparecchi la tavola come se fossi Mastro Lindo.

Caffè al volo, sigaretta e divano; “l’Approfondimento” inizia dopo una breve interruzione pubblicitaria (non sono mai brevi gli spot-traino).

Si comincia con gli ospiti in studio, facce di chi sa la storia, l’economia, la geopolitica e anche come raccontare i fatti. Vieni subito introdotto nella questione ucraina, attraverso l’esposizione di una lettera, scritta da una donna che lavora nel nostro paese e che ha lasciato la sua famiglia a Kiev ed è giustamente preoccupata. Ci mancherebbe altro che non lo fosse… va bene, andiamo avanti.

Carrellata storica – politica, l’Ucraina attraversa da vent’anni una crisi senza fine,  il potere è in mano agli oligarchi (stavolta il tablet è a portata di mano, tiè!) e in sostanza la politica conta come il due di coppe quando a tavola comanda denari! Bene, questa mò la conosco, più o meno. Passiamo all’economia, nella battaglia per il controllo dell’Ucraina il capitolo energetico è cruciale. Basti pensare alle manovre del presidente Yanukovich per smarcarsi dalla morsa russa, riformando il settore e tentando di diversificare le fonti di approvvigionamento. Ne è un esempio l’interessamento di Kiev verso l’interconnettore Agri, infrastruttura che, tagliando il Mar Nero, potrebbe aprire un nuovo corridoio tra il Caucaso e i mercati europei. Ma l’indipendenza energetica per l’Ucraina rimarrà un miraggio.

L’Ucraina è legata a doppio filo con la Russia. Il suo presidente, tale filo-russo Yanukovich, “democraticamente” eletto con elezioni regolari e certificate, nel corso del suo mandato, attraverso alcune leggi ad personam (pure sta storia la conosco benissimo), ha accresciuto i propri poteri, sbilanciando i contrappesi democratici a favore ovviamente del Governo in carica.

La battaglia si combatte per affermare i valori europei e per una società più libera e giusta. Ma le pressioni cui Kiev è sottoposta, da Est e da Ovest, rischiano di celare un’altra lotta per il potere, combattuta dagli oligarchi, che potrebbe plasmare il futuro dell’ex repubblica sovietica.

Ridurre il conflitto civile ucraino alla questione “Si,NO  Comunità Europea” sarebbe stupido e superficiale. La posta in gioco è altissima, in ballo ci sono accordi sui metanodotti, nazionalismi mai sopiti, poteri forti incapaci di gestire la transizione politica di un paese incapace di crescere economicamente ed indipendente, il caso Tymoshenko, che lacerò definitivamente le relazioni tra il Governo e Bruxelles, il tutto, condito con un’instabilità sociale, che spesso porta le persone in piazza, non certo per i concerti, ma per alzare la voce contro un Potere che raffigura sempre più come nemico.

Come tradizione vuole, i primi a scendere in piazza sono stati gli studenti, circa due mesi fa, la polizia ovviamente non è stata con le mani in mano, anzi le ha usate alla grande e così è seguita una seconda ondata di manifestazioni, a sostegno degli studenti, manifestazioni per altro estremamente pacifiche, risultato? Idem come sopra, conseguenze? Precipitare degli eventi, blindati nella piazza Maidan, colpi d’arma da fuoco e, a tutt’oggi, almeno 100 morti.

La sigaretta si è consumata senza essere stata fumata, resti allibito da ciò che stai ascoltando, e la prima domanda che ti fai è: “Ma l’Europa che fa?”

L’Europa come al solito è spaccata in due parti, una sta con Putin e di conseguenza con i governativi, per ovvie questioni economiche ed energetiche, una parte con i manifestanti e con le opposizioni, che non riescono nemmeno ad alzare adeguatamente la voce in un clima di guerra civile.

Le fiamme intanto si alzano e il fumo raggiunge il freddo cielo caucasico di questo sanguinoso inverno, lo stallo diplomatico è lo stesso che abbiamo più volte colpevolmente osservato in varie zone del pianeta, non ultimo aDamasco, dove ancora oggi non si riesce a trovare una via d’uscita ad un massacro che sta portando cellule di Al Qaeda all’interno della Siria.

Per fare un esempio riguardo all’inadeguatezza dell’Europa politica, c’è da sottolineare che Obama ha chiamato la Merkele per cercare una soluzione politica, bypassando le istituzioni continentali ed evidenziando così l’inutilità della diplomazia di Bruxelles.

Intanto le persone muoiono in piazza, quella Piazza Indipendenza che sta diventando l’ennesimo scenario di morte e intolleranza di un potere troppo forte per persone troppo deboli.

La storia per stasera finisce qui, si spegne tutto, si sorseggia un bicchiere d’acqua, e si va a dormire con la protesta negli occhi e la morte nel cuore.

Nessuno, come al solito, sa muovere un dito quando di mezzo ci sono le persone che poco hanno a che fare con i poteri forti, intanto la polizia ha smantellato alcune delle barricate sul perimetro di Piazza Indipendenza, e molte delle tende di protesta sono state incendiate. Ma i 20.000 manifestanti hanno combattuto armati di pietre, mazze e bombe incendiarie, e cantando l’inno nazionale ucraino.

Buonanotte!

Autore: Enrico Paravani

Artigiano, produce tutto ciò che si ottiene dalla trasformazione del legno escluso barche e stuzzicadenti, blogger e fotografo per disperazione.

Enrico Paravani
Written by Enrico Paravani

Artigiano, produce tutto ciò che si ottiene dalla trasformazione del legno escluso barche e stuzzicadenti, blogger e fotografo per disperazione.

1 Comment responses

  1. Avatar
    febbraio 21, 2014

    Potente è la fame di libertà, noi ne siamo forse satolli al punto tale che non ci accorgiamo che ce la stanno togliendo un pezzetto alla volta, ho idea che ci hanno nutrito a surrogato sino a scoppiare e non ce ne siamo accorti.

    Reply

Leave a comment