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Nebbia di guerra e vascelli fantasma

Nebbia di guerra e vascelli fantasma

Ed alla fine le due navi cargo dirette in Siria sono partite da Limassol (Cipro).

 

Ieri alle 10.30 circa hanno lasciato la baia del porto cipriota e, percorse poche miglia marine, hanno staccato i rilevatori AIS per non rendere più tracciabili rotta e posizione.

Una manovra comprensibile, vista la delicatezza della missione che le porterà a caricare circa 1000 tonnellate di armi chimiche, giunte a Latakia per mezzo di una colonna militare russa. Il viaggio delle due navi dovrà rimanere al riparo da occhi indiscreti, probabilmente nel timore di sabotaggi.

Imbarcato il pericoloso carico, la Ark Futura e la Taiko avranno il compito di trasportarlo sino in Italia, sembra a Gaeta, ove si provvederà al trasbordo sulla unità cargo militare statunitense Cape Ray. Questo almeno si evince dalle dichiarazioni del Primo Ministro croato Zoran Milanović, l’unico a lasciarsi sfuggire la notizia tra i tanti uomini di governo che ne avranno avuto contezza. Nulla trapela invece dai Ministeri italiani della Difesa e degli Esteri.

Il viaggio sarà costantemente vigilato da una vera flottiglia multinazionale, composta da unità navali danesi, cinesi e russe, e da un manipolo di forze speciali, circa la cui nazionalità non si hanno notizie.

Gli USA avrebbero invece il compito di distruggere in mare aperto il carico, direttamente a bordo della Cape Ray.  La nave sarebbe stata appositamente modificata a Norfolk (Virginia) e dotata di reattori chimici appositamente progettati e containers concepiti per il trasporto di armamento chimico.

L’Italia si è invece presa il compito più pesante e rischioso: ospitare in un proprio porto le operazioni di trasbordo del carico, con tutti i rischi connessi per l’incolumità delle popolazioni residenti nelle aree limitrofe alle banchine. Una operazione rifiutata dagli altri partner mediterranei (certamente Croazia, Grecia e Turchia) e che sarebbe stata imposta da due ordini di motivi:

  • la pericolosità di un trasbordo in alto mare di armi così potenti ed insidiose
  • il diniego assoluto posto dai russi all’ingresso nel porto di Latakia di una unità militare statunitense.

La base militare russa di Latakia e quella satellite di Tartus sono infatti l’ultimo residuo di quello che fu il reticolo di basi sovietiche nei vari mari del mondo: l’ultima bandierina del Risiko ereditato dalla Guerra Fredda. Se qualcosa può ricordarne l’importanza strategica, fu proprio questa la base bombardata dai jet israeliani lo scorso novembre, alla caccia dei missili di ultima generazione che i russi stavano fornendo ai siriani.

Seppure in assenza di una conferma ufficiale al nome del porto italiano di destinazione del carico bellico, le notizie disponibili sembrano a questo punto escludere il porto della nostra città da quelli più probabili per il trasbordo e qualunque coinvolgimento del nostro “Campo Chimico” nello smaltimento dell’arsenale chimico siriano.

Le prossime settimane saranno difficili da tanti punti di vista: diplomatico, tecnico e militare. Rimane solo da augurarsi che questa ennesima lezione ricordi all’Occidente che solo la fine del commercio internazionale di armi di distruzione di massa metterà l’Umanità al sicuro da queste creature mostruose.

Foto di Enrico Paravani©

Autore: Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

Fulvio Floccari
Written by Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

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