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SULLA VIA DEL CATAI…  –  I PARTE

SULLA VIA DEL CATAI… – I PARTE

Piccola cronistoria della passione di Civitavecchia per la Cina – parte prima

“Ancora vi dico che appresso di questo palagio n’hae un altro né più né meno fatto, ove istà lo nipote del Gran Cane; e questo Temur che dee regnare tiene tutta la maniera del suo avolo, e ha già bolla d’oro e suggello d’imperio, ma non fa l’ufficio infino che l’avolo è vivo.”

(Il Milione)

I primi “timidi” approcci…

La passione della Bella Città d’Incanto per la Cina inizia nel luglio 2005, con l’arrivo nel nostro porto di una delegazione, proveniente dalla Cina, di ingegneri, tecnici portuali ed imprenditori del settore marittimo, impegnata in un tour che le ha fatto toccare, come ben specificato dall’articolo, “le città più importanti del centro Italia”.

A cosa abbia portato questa visita non ci è dato sapere, ma di certo è andata a solleticare quella “voglia di Oriente” che andrà in seguito a colpire tutti i nostri maggiori rappresentanti istituzionali, nessuno escluso.

Ad onor del vero, almeno da quanto si apprende dal sito dell’Autorità Portuale, questo “amore” per la nostra città, o meglio per il nostro porto, non si è esaurito con quella visita.

Infatti a pochi mesi dalla prima delegazione ecco arrivare da 中国 (Zhōngguó, letteralmente “paese centrale”, ovvero la Cina) una nuova “missione esplorativa” dei nostri amici dagli occhi a mandorla.
Questa volta però la visita sembra un po’ più mirata, vista la “particolare attenzione per l’idea di situare un grande terminal container da oltre 150 ettari, a nord della centrale elettrica di Torrevaldaliga Nord.”
Bingo!

 

Ecco il primo accenno a quel famoso terminal che nel corso degli anni ha saputo cambiare nome e collocazione quasi con la stessa facilità che un noto politico locale ha nel cambiare casacca.

 

Ovviamente l’Autorità Portuale, d’ora in poi AP, non poteva lasciarsi sfuggire questa ghiotta opportunità e, in ottemperanza alla famosa legge 84/94 decide nel 2006, con l’allora commissario Gianni Moscherini, di andare a promuovere il nostro scalo, o meglio i network dei porti del Lazio, direttamente in Cina “perché siamo l’unico scalo ad avere milioni di metri quadrati liberi per potenziare la retroportualità (con spazi per la creazione del più grande distripark d’Europa e la movimentazione e manutenzione di container per un totale d 2-3 milioni di teus)”.

 

I TEU, questi sconosciuti

A questo punto è d’obbligo, prima di continuare, aprire una parentesi sui TEU.

Questa sigla è l’ acronimo di twenty-foot equivalent unit, ovvero l’unità equivalente a venti piedi, che è la misura standard di volume nel trasporto dei container ISO.
Nonostante il fatto che molto spesso nel trasporto merci vengano utilizzati contenitori da 40

Piedi, l’unità di misura rimane comunque il TEU… tenete bene a mente questo dato perché più tardi ci ritorneremo.

 

China mon amour

I possibili rapporti commerciali con la Cina hanno solleticato il palato di tutti i presidenti dell’ Autorità Portuale (AP) nel “dopo Moscherini”. Questo interesse, pienamente legittimo alla luce del ruolo “promozionale” che la legge 84/94 attribuisce all’AP, nasce nel 2009. L’allora Presidente Fabio Ciani firma un protocollo d’intesa con una delegazione cinese di Liànyùngang, dando il via alla trasferta in Oriente di una delegazione composta, oltre che dal Segretario Generale dell’Ente, da rappresentanti di imprese attive sia nel porto che nel settore dell’import.

Questa fitta serie di contatti con l’Oriente porterà nel 2012 l’Authority, col presidente Monti, a Shanghai per partecipare al “Transport logistic China 2012”, con lo scopo di promuovere il network portuale e nel contempo attrarre nuovi traffici.

Lo stesso Pasqualino Monti in tale occasione dichiara:«La razionalizzazione che abbiamo nel porto – ha aggiunto Monti – ci consente di liberare molte aree anche per i container, cosa che ci fa mirare a crescere in questo settore, molto forte in Cina. Siamo strategici non solo per questioni di posizione geografica, ma anche per essere fortemente collegati ad una rete viaria e infrastrutturale importante. Tra Napoli e Livorno arrivano 600.000 container che poi gravitano su Roma: puntiamo ad intercettarli. Abbiamo già forti esperienze con le imprese siderurgiche umbre ed ora, con la realizzazione di aree retroportuali, possiamo offrire la possibilità di finire in loco la produzione».

Ora, da questo flirt con il lontano Oriente poteva mai rimanere fuori la nostra Amministrazione Comunale?

No. Risposta esatta.

Foto di Enrico Paravani©

 I  –  II  –  III  –  IV

Autore: Francesco Fortunato

Tecnico per formazione, ribelle per nascita.

Francesco Fortunato
Written by Francesco Fortunato

Tecnico per formazione, ribelle per nascita.

2 Comment responses

  1. Avatar
    settembre 19, 2013

    up………………………………….non fa’ una piega….up up up..

    Reply

  2. Avatar
    settembre 19, 2013

    e non è la prima volta che o’ marajà rilasciava simili dichiarazioni:
    http://nessundormaweb.altervista.org/500mila-container-e-che-saranno-mai-500mila-container/

    Reply

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