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Click, fine

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Molhem Barakat aveva diciassette anni ed era un fotografo di guerra, quella che si combatteva fuori dalla porta della sua camera, in Siria.

In due anni, la guerra siriana ha macinato almeno centomila vittime, milioni di profughi e ridotto città in colabrodi di sangue, dove, ovviamente, nemmeno la pelle più tenera viene risparmiata.

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Il rumore dei caricatori sostituisce quello della normalità di un popolo, le voci nei mercati sono i colpi sparati da un negozio devastato e riconfigurato per funzionare da garitta.

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Le case sono sparse sui marciapiedi.

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E devi essere sempre pronto a voltarti e scappare.

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Prima che sia troppo tardi…
Free Syrian Army fighters carry a fellow fighter who was wounded during clashes with forces loyal to Syria's President Bashar al-Assad near Base 80 near Aleppo International airport

Dal maggio scorso, Molhem era diventato l'”occhio” siriano dell’agenzia di stampa britannica Reuters. L’ultima foto l’ha scattata ad Aleppo, mentre i ribelli e le forze del governo di Assad si contendevano l’ospedale Kindi, considerato dai primi una caserma dei lealisti.

La notizia della morte di questo ragazzo ha fatto il giro del mondo, ma non ha preso troppo spazio nei Tg e nei giornali, soprattutto italiani. Chi ne parla si chiede il motivo per cui un ragazzino lavorasse per un’agenzia internazionale come la Reuters in un posto dove morire è facile come respirare.

Tuttavia, le polemiche non sono mai abbastanza forti da soffocare una glaciale verità: Molhem non aveva molta scelta. Trasformarsi in un profugo o inoltrarsi nella guerra in veste di reporter e portarla al mondo così come viene vissuta da chi non può schivarla se non fuggendo?

Ha scelto la seconda. Con o senza Reuters probabilmente Molhem non avrebbe sotterrato la Canon in una sacca per fuggire dalla terra natia, sventrata da una guerra che non vede luce in fondo al tunnel. Non aveva un paese sicuro e in cui tornare, aveva solo la Siria da chiamare “casa”.

Lui è rimasto lì, piccolo e uomo insieme, accompagnato da un’arma micidiale che ora giace ricoperta del sangue del suo soldato.

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Foto di Molhem Barakat/Reuters ©

Autore: TerzaStrada

La voce di chi sa che la forza degli uomini liberi sta nel pensiero e nella parola.

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Written by TerzaStrada

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