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Disoccupati a tempo indeterminato

Disoccupati a tempo indeterminato

Nella top ten dei tormentoni suonati ultimamente spiccano questi famosissimi brani: “C’è crisi”, cantato dall’Italiano Medio, “Il lavoro non si trova”, cantato dall’Italiano Negativo e “Hai un lavoro? La tua è solo fortuna”, scritto dall’Italiano Rosicone.

Tutte e tre vengono presentati a cadenza giornaliera al festival di SanDisoccupato, una kermesse musicale volta a giustificare chi aspetta che il lavoro gli bussi alla porta e quelli che “ho otto lauree, cosa devo fare d’altro?”, tutti adeguatamente spinti al nullafacentismo dal maestro d’orchestra Governo, che invece di varare boiate come gli incentivi alle aziende che assumono, dovrebbe farsi crescere il pelo sullo stomaco e cominciare a pensare di istituire corsi di comunicazione nelle scuole, così da insegnare ai pargoli non solo il lavoro, ma anche come presentarlo al meglio per aumentare le possibilità di ottenerlo.

Il lavoro è un diritto, il lavoro è un dovere, il lavoro va anche cercato in modo adeguato, non ci si cade sopra né viene servito in camera.

Tralasciando i figli di…, occupati ancora prima di mettere il primo dentino, e chi nella ricerca del lavoro ci ha investito pure la madre, mi piacerebbe sapere gli altri cosa intendono per “cercare lavoro”. Mi riferisco a quelli che mandano curriculum vitae titolati “Cv_Vale” o li presentano in condizioni tali da sembrare appena estratti dalla bocca di un caprone dopo una minuziosa ruminata.

Provate a pubblicare un annuncio di lavoro da qualsiasi parte (siti, giornali, ecc.) e aspettate. Lo faccio spesso, per me e per conto terzi, su venti curriculum ricevuti, almeno una quindicina sono sempre da mettere in quarantena stando attenti a non attaccarsi qualche malattia di tipo grammaticale, dove i verbi escono dalle penne come pus. La schiena si fa ghiaccio quando chi scrive immondizia simile si vanta pure di avere una laurea per ogni villo nasale.

Per non parlare dei colloqui: ho visto confluire mandrie di disoccupati convinti che solo per la loro condizione di disoccupati avessero diritto all’assunzione, noncuranti né dell’abbigliamento né di ciò che dicevano, quando non erano intenti a masticare una gomma o ad elencare i lavori dai quali si sono fatti licenziare per “colpa del capo” o “dei colleghi invidiosi”.

Caricata da queste esperienze, mi domando: i giovani non trovano lavoro, ok, ma qualcuno ha insegnato loro a cercarlo? A scrivere un CV corretto, a presentarsi ai colloqui adeguatamente preparati, ma soprattutto motivati?
Passi il Cv di Hello Kitty con evidenti segni di masticazione, passi la gomma in bocca e la scusa dei “colleghi invidiosi”, ciò che fa rabbrividire è la totale mancanza di motivazione. Solchi profondi nei loro occhi, parole gettate lì sul tavolo “tanto per provarci” e non “per riuscirci”. Sconfitti in partenza.

E allora con chi ce la vogliamo prendere? Con loro? Ovviamente NO. Punto il dito verso chi, appena vede un ragazzo mettere piede in un liceo, lo minaccia dicendo: “C’è crisi, il lavoro non si trova!”

La crisi c’è, ma non è solo economica, è soprattutto mentale e rinchiude migliaia di giovani in una gabbia di “tanto non serve a niente” permettendo loro di essere lassisti, poco inclini ad impegnarti per presentarsi come si conviene, poco comunicativi e troppo arrendevoli. Li abbiamo massacrati di stornelli demotivanti dai quali è difficile staccarli poiché li giustifica: “Non riesco, è colpa della crisi”.

Così girano per le strade della città come zombie, con i cocci del loro futuro nelle mani.

 

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: TerzaStrada

La voce di chi sa che la forza degli uomini liberi sta nel pensiero e nella parola.

TerzaStrada
Written by TerzaStrada

La voce di chi sa che la forza degli uomini liberi sta nel pensiero e nella parola.

3 Comment responses

  1. Avatar
    dicembre 05, 2013

    Sono d’accordo con la critica all’ atteggiamento disfattista che non può certo scatenare come reazione grandi entusiasmi ma devo anche aggiungere che siamo messi a dura prova. Non sono giovane io e ho iniziato a lavorare prima di compiere 20 anni e ora, alla soglia dei 38, mi ritrovo a cercar lavoro e, da mesi, senza successo. Ci si mette in discussione, si comprano vestiti “da colloquio”, si modifica lo stile del curriculum e si invia, si cerca, si legge, si ascolta. Si abbassano anche le aspettative e ci si ritrova disponibili a svolgere qualsiasi lavoro così qualche giorno fa ho risposto ad un annuncio per un posto da “lavapiatti”, ho scritto una lettera di presentazione ad hoc, ho scelto tra le decine di versioni del mio cv quello più adatto e ho spedito. Ho ricevuto poco dopo un’ email il cui testo riporto integralmente :” manda tua foto grazie”. Ecco: è dura non mollare!

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      dicembre 05, 2013

      Ciao Loretta,
      grazie per il tuo commento. Il messaggio del post era proprio questo: non mollare e mettici tutto quello che di buono hai a disposizione.

      La mia non era un’accusa rivolta a tutti quelli che non trovano lavoro, ma un suggerimento a chi fa di tutto per non trovarlo, aiutato dai vari tormentoni che di certo non motivano la ricerca.

      Non basta essere perfetti per ottenerlo, questo è chiaro, ma presentarsi al meglio aiuta, poi dipende anche dal datore di lavoro: non tutti i datori di lavoro stanno attenti al vestiario, linguaggio, ecc. Anche se “capi”, non sono immuni dall’essere incapaci di giudicare un pezzo da novanta da una persona inaffidabile, sempre lavorativamente parlando. 🙂

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  2. Avatar
    dicembre 05, 2013

    non ho grande esperienza con i colloqui ma ho un punto d’osservazione privilegiato su (alcuni) giovani. li vedo uscire dalle superiori esattamente con quella totale assenza di motivazioni di cui si parla nell’articolo. forse addirittura già da quando entrano nella scuola superiore manca questa motivazione.
    credo che uno dei punti su cui bisognerebbe investire e lavorare di più sia l’orientamento scolastico, per rendere più produttivo il periodo di studi e sfornare ragazzi più decisi e motivati nella ricerca del posto di lavoro.

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