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Il privilegio di lavorare alla Privilege

Il privilegio di lavorare alla Privilege

Festa dei lavoratori speciale al cantiere Privilege, come se il cantiere Privilege Yard fosse una enclave straniera nel porto di questa città.

Sì, oggi è giornata speciale per gli occupanti della “Ferrari del mare”, sarebbe la loro festa se non stessero, ormai da non si sa più quanto tempo, con le braccia conserte, un po’ dentro ed un po’ fuori dal cantiere con mogli e figli che entrano ed escono dalle tende. Fra un capannello e l’altro passano i giorni sempre eguali, o quasi, ogni giorno c’è chi porta la colazione alle 8 e la pizza a metà mattino, il pentolone con la pasta a pranzo e le salsicce per il barbecue della sera. Un giorno sì e l’altro pure si discute sulle iniziative di lotta, c’è chi morde il freno e chi invita alla prudenza e chi spera.

Ma oggi è il primo di maggio, oggi di tanti anni fa, qualcuno scioperò per le 8 ore di lavoro, per dire che si lavora per vivere e non il contrario, qualche tempo dopo il cappio si strinse al collo. Mah… roba d’altri tempi, oggi si fa festa e basta, oggi ci si mostra e ci si celebra come si è celebrato il 25 aprile, come si celebrerà il 2 giugno e via dicendo, giorni da palco, giorni da bandiere e proclami giorni in cui la “memoria” è presa a pretesto. Le celebrazioni proprio non mi piacciono ed eviterò di parteciparvi.
Oggi, alla Privilege, mentre scrivo, saranno andati a far presenza sindacalisti e politici, qualcuno avrà fatto il suo discorso per celebrare i “diritti del lavoro”, qualcuno avrà raccontato dell’ennesima “apertura di tavolo”, ma per tutti sarà un gesto di solidarietà una “dichiarazione d’intenti”.

Una scappata la faranno pure i giornalisti che intervisteranno per l’ennesima volta sindacalisti e politici, perché i giornalisti nostrani inseguono le persone e non la verità, riportando le ennesime dichiarazioni d’intenti, l’apertura del tavolo, riporteranno gli impegni presi il 29 scorso dall’Autorità Portuale che ha minacciato di revocare la concessione se entro maggio non si vede la luce ecc.. ecc… Fiumi di parole, mesi di parole ma quelle che raccontano la verità non si sentono e chissà mai se si sentiranno.

Qualcuno ha forse detto perché in 7 anni s’è fatto solo lo scafo?
Qualcuno ha forse detto il perché delle procedure di costruzione così “anomale”?
Qualcuno ha forse detto perché si è iniziata una impresa così pretestuosa senza “sicurezze”?

Ma la democrazia è bella perché i poteri si equilibrano e controllano l’un l’altro e così la stampa, che è un potere anch’essa, dovrebbe colmare le lacune e richiamare la politica alla “verità”. Se i giornalisti nostrani, però, fossero realmente giornalisti, sarebbero entrati nel cantiere, avrebbero intervistato i lavoratori, avrebbero sentito dalla loro voce come il dubbio che si trattasse di costruire una nave fosse forte e reale, avrebbero sentito frasi come: “So più serie le costruzioni che famo a casa co e figli” oppure “Sin dal primo giorno che sono entrato qui dentro m’è sembrato una mega truffa una montatura” (min. 6,00), per dirne solo alcune.

Ad onor del vero bisogna anche dire che se i “giornalisti” avessero fatto il loro mestiere, si sarebbero anche accorti, o per lo meno avrebbero avuto l’impressione, peraltro da verificare, che le maestranze del cantiere non sono proprio avvezze a costruzioni navali cosa che avrebbe potuto suscitare in loro per lo meno una curiosità degna d’essere indagata.
Oggi, però, è la festa dei lavoratori una giornata che dovrebbe sancire, al di là delle dichiarazioni, la solidarietà di un popolo, del popolo delle “officine e dei campi” che, ahimè, è cosa lontana, sperduta nella memoria e anche in questo il giornalista dovrebbe mettere il naso, dovrebbe indagare sul perché i lavoratori della Privilege sono orfani della solidarietà degli altri lavoratori portuali, come se il cantiere Privilege Yard fosse una enclave straniera nel porto di questa città. Se avessero intervistato i lavoratori avrebbero sentito frasi come: “…succede che dalle 150 persone che dovevamo esse siamo 40” oppure “qualcuno aveva detto che sarebbero venuti 100 portuali” (min. 5,20) e via dicendo.

Cari operai della Privilege Yard siete orfani della verità, vi hanno ingaggiato per costruire una nave fantasma, fantasma come il committente, una nave senza armatore, una nave per la quale non si capisce, sulla base di cosa, le banche dovrebbero cacciar quattrini, siete orfani della solidarietà dei lavoratori come voi che non sono venuti a farvi spalla il 29 e che non sono venuti in massa a farvi spalla nella manifestazione del 5 aprile, per lo meno erano talmente pochi che neanche si son visti. Ma il sindacato vi dice “grazie”, per bocca del suo esponente vi ringrazia d’esistere: “ …la città vi ringrazia… perché finalmente dopo anni che sembrava che ci avevano buttato il cloroformio… c’è stato lo scatto d’orgoglio” (min.3,20). Cari operai della Privilege Yard la speranza sta nel fatto che davvero la solidarietà proletaria si svegli e che il cantiere Privilege Yard non sia più una enclave estranea ma parte integrale del corpo portuale… e quando viene la stampa fatevi intervistare, strappategli il microfono.

Foto di Luciano Damiani ©

Luciano Damiani
Written by Luciano Damiani

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