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Io che ti ho tanto armata

Io che ti ho tanto armata

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”  L’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana è un canto alla pace.

E che bel verbo hanno scelto, i nostri padri Costituenti: ripudiare.

Un verbo che non usiamo quasi più (la lingua italiana appassisce insieme ai costumi), ma che descrive in una sola parola il “non riconoscere più come proprio qualcosa che pur è nostro” secondo il dizionario Devoto-Oli.

I giovani Padri della Costituzione hanno scelto quel verbo con l’orrore della Seconda Guerra ancora addosso, con l’odore della morte ancora incollato alle narici. Un verbo che non solo non nasconde la pagina di Storia peggiore che il Paese ricordi, ma anzi la riporta alla memoria, con la sua scia di sangue e di armi chimiche, di campi di concentramento, orfani e mutilati.

L’Italia ripudia la guerra, o meglio dovrebbe.

La risposta del Paese alla crisi del sistema capitalista è infatti il mercato delle armi.

Ecco l’ultima lista della spesa.

La cifra complessiva sarà di circa 50 miliardi: l’equivalente di 15 anni di IMU. Una cifra che non tiene conto del costo delle dispendiose missioni all’Estero e che va tutta a discapito della spesa sociale.

Una cifra troppo grande per il bilancio del Ministero della Difesa. Il tris d’assi Berlusconi-Monti-Letta inventa allora una soluzione geniale: caricare gran parte della spesa in armamenti sul Ministero per le Attività Produttive. In altri termini i “tecnici sostengono che queste spese sono strategiche non tanto per la Difesa, quanto per tutelare numerosi posti di lavoro dell’industria metalmeccanica… Il ricatto occupazionale è da sempre il loro piatto preferito.

Di quanto si potrebbe ridurre il cuneo fiscale con 50 miliardi di euro?!?

E’ quindi la produzione delle armi la strategia che salverà il Paese dalla crisi del Millennio?

Una soluzione classica, quella di incrementare la spesa pubblica per generare ricchezza. Un trucco grazie al quale a comprare ed a vendere sono le due facce della stessa persona (Dr Jeckill e Mr Hide).

Ma il Paese non gioca a Monopoly con case e terreni. No… il giardino più curato è la piazza d’armi di una caserma. Ed i generali annaffiano il loro verdissimo pratino inglese anche al costo di deprimere la stessa spesa pubblica in altri settori, quali la Scuola, la Ricerca o la Sanità. Settori che non producono odio, ma cultura e salute.

L’Italia ripudiava la guerra, un tempo, ma era un Paese ingenuo e spaventato. Adesso, che la guerra è un ricordo lontano,  è tornato il tempo di nuove colonie (ma voi chiamatele pure missioni di pace…).

Foto di Enrico Paravani©

Autore: Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

Fulvio Floccari
Written by Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

4 Comment responses

  1. Avatar
    novembre 11, 2013

    analisi puntuale e precisa.

    Reply

  2. Avatar
    novembre 12, 2013

    Grazie, Carmelo.

    Reply

  3. Avatar
    novembre 16, 2013

    https://www.facebook.com/events/392608094205460/?ref=22&source=1
    vi invito a vedere questo video, grazie
    giusy

    Reply

  4. Avatar
    novembre 16, 2013

    L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e
    come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in
    condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un
    ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e
    favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

    è da considerare che molte ‘azioni di pace non partono dall’ONU ma dagli USA. Inoltre noi ‘Italiani’ siamo anche colpevoli di aver venduto armi, mine a molti stati……… per poi mandare un ottimo corpo di sminatori in missione………………

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