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Perché non qui?

Perché non qui?

Quando mi ha chiesto di andare al porto ho pensato che volesse salutare qualche sua ex collega, invece voleva salutare qualcun altro. È qui davanti a me, sta lasciando una lacrima appesa alla rete che divide lo stanco Lazzaretto dal resto della città.

Vedo i suoi occhi che chiedono al vuoto: “Perché non qui?”

Linda ha 28 anni appena nati, è bella, ironica, comunicativa, ha una laurea in lingue e un biglietto per tornare a Londra, dove vive da quasi un anno.

La guardo e mi domando perché Civitavecchia si sia lasciata scivolare dalle mani una risorsa come lei.
Le risposte sono in un contratto fragile, nella foto sottoesposta di un futuro dove centinaia di giovani capaci si arrampicano senza trovare un loro posto. Senza trovare un posto. Un posto di lavoro, anche non idoneo ai loro studi, come quello svolto da Linda prima di partire. Non ha mai sbattuto la sua laurea in faccia a lavori “umili”. Si è riconfigurata ogni volta, perché a lei non interessa se commessa o interprete all’ONU, a lei interessa fare.

Camminiamo per Civitavecchia, ci prendiamo un pezzo di pizza bianca alla Ternana, la mangia come se fosse l’ultima volta. Un po’ lo è, da domani per lei ci sarà la pizza di Londra, che può anche essere fatta da italiani con prodotti italiani, ma non avrà mai il sole nell’impasto come questa.

Mi racconta dei suoi progetti, ma soprattutto di come vorrebbe fosse Civitavecchia, la vede, sensuale e maltrattata, isterica e ingenua, piena di abilità e allo stesso tempo resa inabile da… da chi?

Dai civitavecchiesi? Dalla politica?

Non lo sa.
E pensa a loro, a chi “ma dove vai? Ma tanto torni! Ma cosa credi di trovare a Londra? A Londra mica c’è il clima come da noi!”
Le dicevano. Ma lei non è potuta rimanere per dar retta alle insicurezze delle persone, non è potuta rimanere né per il clima né per il mare, che adesso spia domandandosi di nuovo: “Perché non qui?”

Perché non qui? Perché qui sembra tutto impossibile? Perché Civitavecchia non la pianta con l’autolesionismo?

Non so rispondere. Getto anche io gli occhi addosso al mare, mi sposto verso la centrale, verso il porto, verso  i turisti spaesati, guardo la macchina fotografica con la quale le faccio qualche scatto, guardo tutte le parole che ho investito per cambiare, il tempo, il rischio, la volontà, la stanchezza e non so rispondere.

So che, come lei, da qui non vorrei mai andar via, che qui è il posto per me perché qui non vedo una foto sottoesposta del futuro, ma una bellissima foto dove Civitavecchia tiene in braccio giovani come Linda, li tiene stretti, sono il suo vanto, il suo domani, sono il suo cambiamento, la sua svolta.

Ecco, domani Linda tornerà nel grigio di Londra a costruire il suo futuro convinta che un giorno si mischierà a quello di Civitavecchia. Lo promette, Linda. Ce lo promettiamo, un giorno i nostri futuri si mischieranno a quelli di Civitavecchia e qualcosa cambierà, cambieremo.

Sarà così e se anche lo ripetiamo più volte per far arretrare la paura che sia solo un’illusione di due trentenni (o quasi) ingenue, qualcosa in fondo ci rassicura dicendoci che sarà proprio così.

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: TerzaStrada

La voce di chi sa che la forza degli uomini liberi sta nel pensiero e nella parola.

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