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Prodotti finiti

Prodotti finiti

C’era una volta… la Fabbrica, con i suoi orari, i suoi operai, i suoi dirigenti, le sue regole, le sue pause pranzo scandite da una sirena, i suoi permessi, le sue ferie, i suoi ritmi, le sue prospettive, i suoi grafici, le sue produzioni, i suoi profitti e le sue perdite. Ma c’erano anche le sue persone, che nella fabbrica vivevano, sognavano, credevano, speravano. Vite di Uomini e Donne che donavano la loro professionalità, la loro voglia di fare, la loro creatività per un Salario che si traduceva in indipendenza e crescita. Tutto questo in poco tempo è stato buttato al macero, gettato in uno scarico senza fondo.

Cos’è, oggi, il Lavoro? Un contratto come un altro. L’operaio? Una risorsa (umana). Il salario? Un compenso.

Si è cercato di cambiare i termini sapendo che cambiando l’ordine dei fattori il risultato cambia! Eccome se cambia. L’uomo relegato a risorsa è poco più che una merce. I compensi sempre più legati a un mondo che corre e lascia dietro di sé gli ultimi della classe (ma c’è più una classe? Operaia poi…). Quel luogo magico che permetteva di “metter su famiglia”, di accedere ad un mutuo, di comprare una macchina, ormai è diventato un mostro senza futuro, strangolato da un presente che divora e fagocita sogni e illusioni. “E’ il mercato, baby”, cercano di convincerci, ma sappiamo che non è così.

È l’avidità, il successo di capitani d’industria con la capacità di sergenti di plotone, è il volere tutto e subito, è la voglia di svuotare le casse e scappare col malloppo, è la miopia degli investimenti, l’ incapacità di crescere e di creare il nuovo che fa la differenza, è la mancanza di mettere bocca da parte di chi (sindacati, partiti cosiddetti di Sinistra, parti sociali al tavolo delle trattative che “contano”)  ha intrecciato affari d’oro con poteri più o meno occulti, gli stessi che dovrebbe contrastare a spada tratta, è mancanza di spina dorsale da parte di chi sa di essere in tanti ma di contare in pochi, è mancanza di progettualità politica, economica, territoriale, basata sul tessuto sociale e non solo sul conto in banca dei solito noti…!

Si è trasformato un “valore” in “prezzo”, e nessuno sa bene quanto è quotato!

Bella, la Fabbrica, bello il suo rumore di vita, ora c’e’ silenzio e costernazione e la paura di un qualcosa che non c’è più e che difficilmente sarà come prima, non sappiamo nemmeno come sarà domani.

Buona vita… impiegati!

“La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.”

Adriano Olivetti

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: Enrico Paravani

Artigiano, produce tutto ciò che si ottiene dalla trasformazione del legno escluso barche e stuzzicadenti, blogger e fotografo per disperazione.

Enrico Paravani
Written by Enrico Paravani

Artigiano, produce tutto ciò che si ottiene dalla trasformazione del legno escluso barche e stuzzicadenti, blogger e fotografo per disperazione.

4 Comment responses

  1. Avatar
    ottobre 30, 2013

    Enrico Paravani. …SEI UN GRANDE!!!!

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  2. Avatar
    ottobre 30, 2013

    Grazie Angelo, ma non sono grande ho solo a cuore certe questioni che l’economia di mercato ha voglia di cancellare. Un saluto e un abbraccio!

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  3. Avatar
    ottobre 30, 2013

    sogni finiti

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    • Avatar
      ottobre 30, 2013

      secondo me recuperabili se solo lo si volesse

      Reply

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