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Trasfusioni in trasferta: i miracoli del San Paolo

Trasfusioni in trasferta: i miracoli del San Paolo

Terzastrada riceve e pubblica una lettera del Prof Dante Primo Pace, illustre trasfusionista e padre fondatore del locale Centro Trasfusionale dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia.

Ho appreso con amarezza e con sorpresa che esiste, a livello regionale, avvallato dalle amministrazioni locali, l’ipotesi di chiusura del servizio di Medicina Trasfusionale della ASL RM F.

Perché  “amarezza”?

Perché nel 1956 fui io a fondare il primo centro trasfusionale in Civitavecchia ed a costituire il primo gruppo di donatori di sangue associati all’AVIS, in quanto il rinnovo delle strutture pubbliche e  la presenza di personale sanitario motivato, fece comprendere l’assoluta necessità di poter disporre in loco di unità di sangue per garantire la sicurezza della cittadinanza e lo sviluppo delle tecniche terapeutiche, sia mediche che chirurgiche.

Perchè  “sorpresa”?

Perché, pur con alterne vicende, l’AVIS, per lunghi anni diretto dall’indimenticabile Mario Villotti, ed il Servizio Trasfusionale, pur abbandonato a sè stesso dalle varie amministrazioni succedutesi nel tempo, grazie all’abnegazione del personale medico e paramedico rimasto presente nel servizio,  hanno garantito l’assistenza trasfusionale sollecita e puntuale sempre.

Ora si dice che non serve più!

Perchè?

Perchè la sua struttura ed organizzazione non rispetta le norme di legge e se ci adeguassimo costerebbe troppo alla collettività.

E’ vero, ma di chi è la responsabilità, dei cittadini o delle amministrazioni che avevano il dovere di provvedere  al momento giusto?

Le esperienze vissute mi trovano concorde nella metodologia della concentrazione dei servizi per offrire il meglio alla popolazione nel rispetto del rapporto costi-benefici, ma so anche che, per ottenere ciò, è necessario effettuare alcuni passaggi obbligati per cui, qui, io pongo alla amministrazione regionale ed all’amministrazione locale i seguenti quesiti:

1)    È stato effettuato l’esame di fattibilità di tale provvedimento?

2)   Con quale metodo si garantiranno le esigenze trasfusionali della popolazione utente ed i singoli reparti ospedalieri?

3)    Come si garantiranno le urgenze trasfusionali  che, ricordo, sono da eseguirsi entro 60 minuti dalla richiesta del reparto?

4)    Sono stati interpellati ed informati i Primari ed i Responsabili dei vari reparti che la chiusura di tale servizio comporterà grandi difficoltà nell’espletamento della loro attività per probabile indisponibilità di unità di sangue e quindi all’ipotesi, stando che la programmazione regionale si basa solo sui numeri (!) , di una loro futura possibile chiusura?

Questa è solo una piccola serie di domande che mi vengono da fare, ma potrei ancora continuare: mi limito perciò a chiedere a chi di competenza solo  questo:

QUALI PIANI SONO STATI SVILUPPATI PER MANTENERE INALTERATO L’ATTUALE STATO DI ASSISTENZA?

Piani che , ricordo vanno attuati prima della chiusura del servizio trasfusionale e NON DOPO!

E se succederà qualcosa di spiacevole per non avere esaminato tutte le variabili, positive e negative, del progetto, chi sarà responsabile?

Il solito medico ultima ruota di un carro guidato da esperti che, stando dietro le loro belle scrivanie, complicano la vita al cittadino ed al personale che non ha avuto i mezzi per garantire una vera, giusta assistenza o agli esperti che hanno creato confusione e disservizi in nome di una necessaria riduzione dei costi?

Caro Direttore, grazie della ospitalità e…….rimango in attesa di una pubblica risposta da parte degli esperti

Cordialmente

Prof. Dott. Dante Primo Pace

 

Foto di Enrico Paravani©

TerzaStrada
Written by TerzaStrada

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