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#AlCiclo: addio ai sassi del sessantotto

#AlCiclo: addio ai sassi del sessantotto

Lo leggo spesso: “I civitavecchiesi non cambieranno mai mentalità” e giù con esempi per dimostrare che Civitavecchia è pregna di bradipi che ti votano solo se prometti loro il posto fisso pure all’inferno, purché sia sicuro.

Il che è anche abbastanza vero, come ti giri ne vedi uno aggrappato ai pantaloni del politico-ultima-ruota-del-carro che baratta voti in cambio di lavoro, ma c’è anche altro.

Spesso, quando critico i metodi di lotta stantii e malfunzionanti, oltre a dirmi “è arrivata leee” mi chiedono cosa farei per cambiare la mentalità della città, “visto che te senti tanto brava…”.

È una domanda appuntita perché non si possono dare risposte certe su metodi tutti da testare. Se è cambiare la mentalità lo scopo, allora finiremo a prendere a pizze i mulini a vento come Don Chisciotte, se invece è svegliare dal coma profondo la coscienza umana di ognuno, be’, forse qualcosa si può fare. È impensabile trasformare in B ciò che nasce A, ma è possibile far funzionare al meglio delle sue potenzialità quella A.

Se un critico d’arte vuole far arrivare la sua materia dentro le case di tutti, non potrà adottare un linguaggio aulico e incomprensibile, deve parlare con il linguaggio della gente e contemporaneamente educarla ad un altro tipo di linguaggio, mentre lascia passare il messaggio. Così facendo accompagnerà il suo “pubblico” nel pianeta arte, lo appassionerà perché glielo renderà comprensibile.

Sono sempre stata una chiavica in matematica, al liceo mi riuscì di capire la regola di Ruffini: mi sembrò di non aver mai amato tanto quella materia. Non ricordo altro dell’ora di matematica a settimana, tant’è.
Amiamo ciò che riusciamo a comprendere, o quantomeno, gli strizziamo l’occhio con più benevolenza rispetto a ciò che non capiamo.

D’altra parte, non è pensabile salire in cattedra e mandare a fanculo tutti perché il popolo capisce solo il linguaggio del vaffa, è un postulato sbagliato a prescindere e i rischi sono quelli che stiamo vedendo con il Movimento Cinque Stelle, dove ogni “vaffa”, sussurrato o urlato, copre tutto il resto.

Per cui è necessario adattare la comunicazione a chi si ha di fronte ma variando il più possibile per arrivare a coinvolgere il maggior numero di persone, e, allo stesso tempo, portare sfanculatori e “signorini” nella zona comune, dove insieme riusciranno a “fare” più che a “dire”. Fare ciò che in loro potere, senza violentarsi, non a tutti piace la “manifestazione di piazza” e non tutti trovano nell’informare un metodo di lotta, dunque è evidente che lo scopo comune non basta, servono anche mezzi diversi da adattare ad ognuno per coinvolgerlo e ottenere risultati.

Sono solo parole, le mie, ma è impensabile continuare ad adottare metodi che palesemente non funzionano perché si è sempre fatto così. Tirare sassi davanti alla Sapienza poteva andar bene nel ’68, non ora, ora il messaggio che passa non è più “cambiamo il sistema”, bensì “famo casino perché non c’avemo niente de mejo da fa’”.

E l’unica cosa che si ottiene non è ridestare la coscienza umana, ma un ammontare di palle rotte che lascia perde.

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: TerzaStrada

La voce di chi sa che la forza degli uomini liberi sta nel pensiero e nella parola.

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