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Disobbedienti per necessità

Disobbedienti per necessità

Tempo fa qualcuno diceva: “La religione è troppo seria per lasciarla alle chiese”.
Mai frase è stata più illuminata, al tempo stesso si può tranquillamente affermare che uno Stato è questione troppo seria per poterlo lasciare in mano ai politici.

Sì, perché non è cosa da poco gestire e amministrare una comunità, piccola o grande che sia.
Penso alla crisi mal governata, all’ultima storiaccia sui volontari di Greenpeace, sulla criminalità organizzata non affrontata a viso aperto, alla decadenza di una cultura in favore una “benedetta ignoranza”, alle varie e troppe coperture, sia a destra che a sinistra sia al centro, di prepotenze e privilegi, penso alle ultime indifferenze sulle esigenze di una società ridotta allo stremo.

Allora non ci resta che andare contro la volontà suprema, perché a volte “disobbedire è una virtù”, come diceva il buon Don Milani, e obbedire può trasformarsi in vizio.

Abbiamo svariati esempi di obbedienze devastanti, persone che in nome di un’osservanza cieca e prona hanno commesso crimini inenarrabilii. Non sempre la maggioranza è nel giusto, l’essere umano inserito in un contesto sociale come il nostro, ha perso la capacità di dire NO, di disobbedire: si sta perdendo la capacità critica, il coraggio di dubitare.

E allora si cede alla tentazione dell’allineamento, dell’omologazione, dell’essere parte di un qualcosa che “la pensa come me e io come loro”, in fondo si fa meno fatica, ci si fa meno nemici e si sta ai margini della grande tavola, magari qualche briciola alla fine tocca pure a noi.

Quello che personaggi come Pasolini, Flaiano, Silone e molti altri grandi del recente passato hanno fatto è stato semplicemente dire No, pagando con le proprie esistenze il prezzo di una disobbedienza, di un farsi fuori, puntare il dito contro la corruzione, il malcostume, la disonestà cronica, la degenerazione culturale e critica di un sistema: il coinvolgimento di una classe dirigente ai peggiori crimini del Paese con il silenzio-assenso di una società silente e stordita da un benessere apparente, ha fatto di questi personaggi esempi moderni di dissenso sociale e di coscienza comune da prendere ad esempio.

Purtroppo abbiamo davanti il mondo che stiamo vivendo, realtà che diventa Reality, lavori che diventano assurde parole incomprensibili, lavoratori che diventano risorse e vita che diventa esistenza, e allora… Goodbye materia grigia, il tramonto delle idee è bello che iniziato e non abbiamo nemmeno punti di riferimento ai quali affidarci.

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: Enrico Paravani

Artigiano, produce tutto ciò che si ottiene dalla trasformazione del legno escluso barche e stuzzicadenti, blogger e fotografo per disperazione.

Enrico Paravani
Written by Enrico Paravani

Artigiano, produce tutto ciò che si ottiene dalla trasformazione del legno escluso barche e stuzzicadenti, blogger e fotografo per disperazione.

2 Comment responses

  1. Avatar
    novembre 02, 2013

    Cosa vuoi, Paravani, siamo regolati da norme : il potere, il denaro,la burocrazia. Ma una vale su tutte : ” IL cliente ha sempre ragione”. Noi possiamo scegliere, ma solo come “clienti”. L’ etica non si rifà a valori condivisi- i punti di riferimento ai quali affidarci- ma solo a preferenze individuali, autoreferenziali, fluttuanti. Ci vorrebbe una nuova ragione illuministica, invece c’è un deficit di ragione- come dici TU-. Mi piacerebbe ritornare a ” sognare la California “, come negli anni ’60, invece sono definita non giovane… solo elemento di ” continuità”. Allora sai cosa ti dico? “Seguirò l’esempio di san Benedetto: in quest’epoca di corruzione, paragonabile alla fine dell’ Impero Romano,ritirarsi in piccoli gruppi a praticare una morale comunitaria in attesa che sorga il sole di una civiltà migliore”. Cfr. MacIntyre, Dopo la virtù. La crisi delle ideologie globali del passato- che so, il comunismo, la rivoluzione del 1968, la Resistenza- hanno innescato una irreversibile crisi culturale, guarda la solidarietà prestata ai disobbedienti, i volontari di Greenpeace. ( il riferimento ai non- giovani è riguardo ai componenti vecchi del direttivo PD, di cui faccio parte ).

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  2. Avatar
    novembre 04, 2013

    carissima Paola, quelle norme si sa perchè sono state fatte e soprattutto perchè hanno una regolamentazione così rigida.
    L’etica di ognuno è regolata da Valori che vanno al di la delle regole scritte con consapevolezza che vanno contro la collettività.
    Io in questi casi mi rifaccio al buon vecchio caro attuale Don Milani, “…l’obbedienza non è più una virtù…” e visti i tempi che corrono, partito o società civile che sia, sta diventando un assioma, almeno per quanto mi riguarda!

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