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Gravi-danze

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Roma, ospedale Sandro Pertini; abortisce da sola in bagno: i medici erano tutti obiettori di coscienza.

Come si può negare ad una donna il diritto, sancito dalla legge 194, di abortire in tutta sicurezza soprattutto quando questa donna, ha la capacità di procreare ma è portatrice di una terribile malattia genetica?

Chi e perché decide che non può ricorrere alla fecondazione assistita, solo perché è fertile, quando questa le permetterebbe di avere impiantati solo ovuli fecondati sani? Ed evitare di aspettare i risultati dell’amniocentesi per sapere se suo figlio sarà sano? Chi decide che deve mettere per forza al mondo un figlio malato, o dover per forza abortire, dopo il quarto mese, da sola al bagno, il che significa un parto, e sottoporsi ad una “evitabile” sofferenza fisica e psicologica?

Lo decidono gli obiettori di coscienza, l’infame legge sulla procreazione assistita, chi va ad agitarle sotto al naso le parole del Vangelo come fossero una minaccia e uno Stato che non si interessa abbastanza dei diritti delle donne.

Dov’è il diritto di autoaffermazione di una donna? Dov’è finito il sacrosanto diritto di decidere sul proprio corpo?

L’articolo 2 della legge 194 dice: contribuire a far superare le cause che possono portare all’interruzione della gravidanza.

In questo caso è ciò che è successo?

L’interruzione di gravidanza è possibile oltre i 90 giorni quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Inoltre la legge 194 dice anche: Il ginecologo può esercitare l’obiezione di coscienza. Tuttavia il personale sanitario non può sollevare obiezione di coscienza allorquando l’intervento sia “indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo” (art. 9, comma 5).

Dov’era il personale sanitario che l’ha lasciata partorire, perché di parto si è trattato, in bagno con il solo aiuto del marito?

Ognuno ha il diritto di fare le scelte secondo la propria coscienza, secondo la propria etica, un medico deve poter scegliere, una donna deve poter essere in condizione di scegliere, tutelando se stessa, la sua coscienza, la sua salute.

In Italia 7 medici su 10 sono obiettori, con punte più alte in alcune Regioni, il Consiglio d’ Europa è intervenuto sull’applicazione della legge 194 nel nostro paese con un documento di denuncia nel quale viene sottolineato: “A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza l’Italia viola i diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla legge 194, intendono interrompere la gravidanza”.

Perché viene garantito il diritto di scelta solo per alcuni?

La donna voleva esercitare un suo diritto, ma il suo calvario le sarebbe stato risparmiato se solo la legge sulla procreazione assistita non fosse così restrittiva.

La legge italiana non prevede la fecondazione assistita per coppie portatrici di malattie genetiche, anche in questo questo caso qualcuno è intervenuto; la Corte Europea dei Diritti Umani. Il 28 agosto 2012 ha bocciato la legge sull’impossibilità per una coppia fertile, ma portatrice di una malattia genetica, di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. Il Governo Monti ha chiesto il 28 novembre 2012 il riesame della sentenza presso la Grande Chambre. L’11 febbraio 2013 il ricorso del governo è stato bocciato dalla corte. Eppure, da allora, nulla è cambiato.

Se solo alcuni possono esercitare i propri diritti, allora non viviamo in paese che possa definirsi civile. Finché una coppia non potrà scegliere di mettere al mondo un figlio sano, quando la scienza e la medicina lo possono permettere, non possiamo dire di vivere in un paese civile. Finché qualcun’ altro, che sia lo stato, che sia un obiettore, deciderà sulle scelte etiche di una persona, non possiamo dire di vivere in un paese civile. Soprattutto se alla fine è sempre una donna a rimetterci.

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: Elia Stella Perrone

Venditrice per necessità, divoratrice di libri per sopravvivenza, quasi improvvisattrice per sfida.

Elia Stella Perrone
Written by Elia Stella Perrone

Venditrice per necessità, divoratrice di libri per sopravvivenza, quasi improvvisattrice per sfida.

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