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Scudi umani?

Scudi umani?

La folla rumorosa delle manifestazioni di piazza. Poliziotti, carabinieri, finanzieri schierati dinanzi ai manifestanti, uno alla volta tolgono il casco, tra applausi e manifestazioni di giubilo.

I televisori, affacciati sulle tavole apparecchiate dell’ora di cena, propongono in coro montaggi tutti uguali, nei quali queste scene vengono spiegate come sintomo di un cambiamento epocale, circa il quale proprio non riesco a vincere il mio scetticismo.

Non vorrei essere equivocato. Non ho mai visto le forze dell’ordine come un nemico. La loro presenza è uno strumento del mio Paese, chiamato ad operare anche a mia tutela. Certo, ricordo la Diaz e non pochi altri casi infami, ma li guardo come ai casi di malasanità vera, come errori di un sistema sano. Io credo nella gente, in divisa o meno.

Se non bastasse questo a chiarire la mia posizione, permettetemi di aggiungere che sono un abituale frequentatore delle manifestazioni di piazza, da oltre vent’anni. Il mio carattere e la passione per l’attivismo mi hanno messo spesso a stretto contatto con il policarbonato degli scudi dei reparti anti-sommossa, eppure non ricordo una sola manganellata o un affronto fisico da parte di uno di quei ragazzi in divisa. Tutte le volte, anzi, in cui mi sono “messo in mezzo” per calmare gli animi e creare dialogo, ho avuto piena collaborazione da parte di agenti, dirigenti e sottufficiali. Certo, qualche testa calda l’ho trovata anch’io, e da entrambe le parti, ma è bastato agire d’intelligenza per non lasciar trascendere le cose pur senza scappare.

Sanato ogni dubbio, ritorno allora a domandarmi: quale significato ha questa attenzione mediatica dinanzi al fatto che quei poliziotti si disfino del casco quando tutto appare tranquillo? Quale significato si vuol cercare in un gesto ordinario: togliere una protezione quando non è più necessaria? Forse che le Forze di Polizia si stanno ribellando al Sistema? Non credo affatto.

Rivedo le immagini e non mi sembra di vedere alcuna teatralità in quel gesto. Solo il montaggio sapiente delle immagini, la musica di sottofondo riescono a caricare di significati una scena per il resto senza troppi contenuti nascosti. Non c’è nessuna ribellione in atto da parte delle forze dell’ordine.

E perchè poi un moto che rivoluzioni lo stato delle cose dovrebbe partire proprio dai guardiani dell’ordine costituito?

Quei ragazzi sono pagati (poco) per difendere i palazzi del potere. Non sono operai nè precari, ma hanno pieno diritto di tornare a casa incolumi, dopo aver finito un turno di lavoro, quanto ne ho io ogni giorno e quanto ne hanno i personaggi “importanti” che si trincerano dietro le loro schiene. Il mio diritto a manifestare non deve mettere in discussione la loro incolumità quanto il il loro operato non deve mettere in dubbio la mia. La violenza non ha ragioni, mai.

Il livello del “conflitto” sociale (ed uso un termine dichiaratamente forte) è certamente destinato a salire, nei prossimi mesi. La disperazione alimenta la rabbia e chi troverà il coraggio di manifestare a tutela dei propri diritti dovrà guardarsi però dallo scadere nella violenza cieca.

Poliziotti, carabinieri e finanzieri faranno il loro lavoro come sempre. Non sono loro a dover cambiare le cose.

La vera rivoluzione si compirà nelle urne e nella propria vita quotidiana di cittadini. Non ci sono nemici nè alleati in divisa. Il vero obiettivo della nostra rivoluzione devono essere quei furbetti arrivisti, che per troppo tempo abbiamo lasciato spadroneggiare in casa nostra. E forse anche quei tanti personaggi di secondo piano che fanno vita di corte, e pur avendone la possibilità, scelgono quotidianamente di non compromettere la propria stabilità, quell’equilibrio che alimenta il loro microcosmo di interessi privati.

Ricordiamolo, quando scenderemo in piazza ancora una volta. Le divise sono scudi umani della casta.

Foto di Giulio Santoni©

Autore: Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

Fulvio Floccari
Written by Fulvio Floccari

Apolide per scelta, precario per destino, navigo solo di bolina stretta.

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