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Ha senso morire per un gol?

Ha senso morire per un gol?

C’era un volta il calcio, così inizia una bella favola, quella dei grandi campioni con i palloni di cuoio, quella delle grandi acrobazie, delle coppe dalle grandi orecchie alzate al cielo (si chiamava Coppa dei Campioni), quella delle mani al cielo del sempre rimpianto Sandro Pertini, quella della voce di Sandro Martellini che urlava composto: “Campioni del mondo!!”

Secondo un vecchissimo studio inglese la partita di calcio allo stadio è terapeutica, specialmente negli uomini, solitamente poco affini a manifestare ed esternare emozioni incontrollabili.
Il calcio è divenuto negli anni impresa con dei ricavi da capogiro che crescono, alla faccia della crisi del paese, ed ad ogni vittoria piovono milioni di euro nelle casse delle società di serie A.

La Figc stima nel 2012-2013:
2696 milioni, +1,3%, con le due maggiori fonti di ricavo rappresentate da diritti televisivi , 38%, +4,6% e plusvalenze (20%, più o meno invariate rispetto alla stagione 2011/2012), continua il trend negativo dei ricavi da stadio (-4,1%), dovuto alla riduzione del numero totale degli spettatori (-6,4%) e conseguenza diretta della situazione delicata degli impianti italiani, con un’età media di 60 anni, addirittura 64 considerando solo gli stadi della Serie A.

E’ la notte di Sabato 5 Maggio, è il giorno della finale di Coppa Italia, due squadre, la Fiorentina ed il Napoli, dopo le fasi eliminatorie del torneo sono giunte alla finale, una partita secca, che assegnera’ il trofeo, e per la grande occasione è atteso il tutto esaurito.
La questura di Roma, come sempre, ha già diramato un bollettino del “piano della sicurezza” dove prevede: i tifosi del Napoli, a bordo di pullman, arriveranno a Roma attraverso due caselli, Roma Sud e Roma Est, da lì  saranno scortati allo stadio e parcheggeranno nella zona esterna, a Nord dello stadio, per un totale di 160 pullman.
I restanti tifosi arriveranno a Roma con mezzi propri e saranno indirizzati nella zona di Saxa Rubra, da lì verranno portati allo stadio da navette Atac.

Ciro Esposito, tifoso del Napoli, arriva a Saxa Rubra, il parcheggio è saturo, dopo decine di minuti di attesa le forze dell’ordine prendono una decisione, fanno proseguire i tifosi in direzione dello stadio con i propri mezzi, dietro i pullman: centinaia di auto raggiungono lo stadio, in barba al piano della sicurezza che ormai non esiste più.
Nel frattempo la colonna di pullman, nel traffico di Roma, si spezza in tre tronconi, l’ultimo di questi si perde pure il cellulare della polizia che li scortava.
Ad un km dallo stadio, nei pressi di un vivaio, un ultras della Roma, Daniele De Santis, lancia una bomba carta verso l’autobus napoletano, è il parapiglia, i tifosi scendono dal pullman, altri dalle auto che seguivano la colonna e lo inseguono, entra nel vivaio dove viene raggiunto, ne nasce una rissa, probabilmente non era solo, era semplicemente un esca, qualcuno esplode colpi di arma da fuoco (secondo la procura il De Santis), Sposito cade a terra in fin di vita, lotta ancora contro la morte.

Arrivano le forze dell’ordine a “calmare” gli animi e a soccorrere Sposito.

Ogni curva dei grandi stadi di calcio ha il suo o i suoi capi, da Nord a Sud l’Italia è unita da questo codice di comportamento delle frange violente, definiti “capibastone” che muovono le masse, le comandano a suon di botte e violenza.
Lo stato ha cercato invano di correre ai ripari con due provvedimenti: il DASPO (divieto di accedere a manifestazioni sportive) e la tessera del tifoso.
Molti dei tifosi che hanno incendiato l’aria al di fuori dell’Olimpico dove si giocava la finale di Coppa Italia erano colpiti da DASPO, ma a loro il calcio come gioco non interessa, ad alcuni non interessa nemmeno entrare nello stadio, il pallino del loro gioco si sposta sulla conquista della supremazia del tifo nelle curve: il merchandising, la compravendita di biglietti. Lo spaccio di droga, la gestione delle trasferte, fanno il resto.

Gennaro De Tommaso, detto “a carogna”, capo dei Mastiff, la frangia più violenta dei tifosi napoletani, cresce nella camorra; suo padre, suo fratello, tutti imputati per associazione camorristica e per droga, due Daspo sulle spalle, l’ultimo revocato. Lui, avvisato di ciò che succedeva fuori lo stadio, del tifoso del napoli ferito, ferma la partita, sì lui, un tifoso, non un agente, non il questore di Roma: un tifoso ha il potere di fermare la partita e tenere in ostaggio uno stadio. Lui media con il capitano del Napoli, Marek Hamsik, ed alcuni dirigenti della questura di Roma, e, dopo un conciliabolo di qualche minuto da il suo assenso a ricominciare la partita.

Per i “comuni mortali” tutto ciò è surreale, la situazione che sfugge di mano alle forze dell’ordine, il capo tifoso, un camorrista, diventato responsabile della sicurezza nello stadio, i colpi di pistola per una partita di calcio.

E dove è finito il calcio in tutto ciò?

Per i tifosi del Napoli e della Fiorentina lui ha salvato la partita e ha evitato il peggio.
Il boss siciliano Antonio “Nino” Ruotolo diceva: “Tu non devi essere, come dire, temuto, devi essere voluto bene, che è diverso”.

Foto di Enrico Paravani ©

Autore: Gian Marco Timidei

Laureato a Perugia nel 1999 in Medicina Veterinaria, mi sono occupato in principio di temi legati all'ambiente, biodiversità, recupero di aree marginali e rapporto tra zootecnia e animali selvatici in ambiente protetto collaborando con l'UE, l'ENEA e l'Universita' di Perugia. Ho collaborato con diverse strutture veterinarie del Lazio, Toscana e Umbria come chirurgo dei tessuti molli. Dal 2001 al 2005 ho collaborato nell'approfondimento di tematiche di "bioetica e ricerca" con l'Università del Sacro Cuore di Roma, l'ospedale Bambin Gesu' di Roma e Campus degli studi Università di Pomezia. Dal 2003 direzione sanitaria presso ambulatorio Veterinario Tirreno, Civitavecchia.

Gian Marco Timidei
Written by Gian Marco Timidei

Laureato a Perugia nel 1999 in Medicina Veterinaria, mi sono occupato in principio di temi legati all'ambiente, biodiversità, recupero di aree marginali e rapporto tra zootecnia e animali selvatici in ambiente protetto collaborando con l'UE, l'ENEA e l'Universita' di Perugia. Ho collaborato con diverse strutture veterinarie del Lazio, Toscana e Umbria come chirurgo dei tessuti molli. Dal 2001 al 2005 ho collaborato nell'approfondimento di tematiche di "bioetica e ricerca" con l'Università del Sacro Cuore di Roma, l'ospedale Bambin Gesu' di Roma e Campus degli studi Università di Pomezia. Dal 2003 direzione sanitaria presso ambulatorio Veterinario Tirreno, Civitavecchia.

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